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MILANO FINANZA 9 MARZO 2019

FINANZA VIP Sono riservati e amministrano i patrimoni  dei ricchi industriali italiani per un totale di oltre 80 miliardi di euro.
Identikit dei family office tricolore.

Affari di famiglia

Nicola Carosielli

L’élite va protetta, la ricchezza gestita. Un mantra per le famiglie italiane, considerando anche il momento di stallo vissuto dal capitalismo familiare del Paese, ben delineato in un recente articolo del Financial Times. La ricchezza, specie quando liquida, va però anche consigliata con servizi di consulenza che passano dalla gestione delle flotte di yacht alla miglior scuola per i figli, passando anche per l’art advisory fino alla filantropa. È qui che si inseriscono i family office, sempre più protagonisti della consulenza finanziaria.

Secondo i dati elaborati dallo Studio Magstat di Bologna il numero delle strutture che offrono servizi di family office in Italia è salito a 137 unità. E con asset under advisory arrivati ormai a 80,3 miliardi di euro, offrono consulenza a oltre 27 mila clienti, avvalendosi in totale di 608 family officer.

Non è un caso, evidentemente, che Unicredit, nella riorganizzazione promossa dal ceo Mustier in vista del piano industriale, abbia chiamato Alessandro Cummunale, ex capo wealth management Emea di Deutsche Bank, a guidare il Global family office del gruppo.

Il fenomeno in Italia, però, non ha origini così recenti. «Prima della nascita del family office in Italia erano commercialisti, avvocati e notai a svolgere questa funzione» ha spiegato il presidente di Magstat Marco Mazzoni, ricordando che «pionieri sono stati commercialisti come Severgnini a Milano e Tosetti a Torino nei quali le principali famiglie avevano riposto la propria fiducia». Accanto, grandi dinastie che hanno dato vita a family office all’interno delle proprie aziende come i Branca, dello storico Fernet, che grazie all’Intermarket srl-Aquila capital diretto da Bernardino Branca gestiscono il patrimonio accumulato negli ultimi 180 anni. O ancora i Ferrero che tramite Fedesa SaM, rigorosamente con sede nel Principato di Monaco, porta avanti la gestione del patrimonio familiare.

In base ad alcune indiscrezioni raccolte da MF-Milano Finanza pare abbia ad esempio una discreta esposizione nel reddito fisso, prediligendo specialmente i titoli di stato europei, corporate, inflation linked e i Treasury bonds Usa. Alla famiglia Malacalza è riconducibile Hofima, recentemente ricollocatasi a Genova, e che prima della vicenda Carige gestiva asset intorno al miliardo di euro. Uno dei più grandi single family office è però il B&D della famiglia Boroli-Drago (De Agostini), seguito da Nuova Energia Holding dei Loro Piana e da Romed dei De Benedetti.

All’apparenza sembrano semplici casseforti finanziarie, mentre presentano tutti i crismi del family office. È il caso di Lir di Moretti Polegato, collocato a Treviso dopo aver avuto sede in Svizzera, a cui la famiglia ha affidato la gestione di tutta la parte immobiliare, dei terreni agricoli e degli interessi nel settore vitivinicolo. Dentro, ovviamente, si trovano le azioni di Geox, Diadora e altre partecipazioni. Ci sono poi casi di family office partiti come strutture singole e che in seguito hanno accolto altri nuclei familiari come azionisti o semplici clienti. Il più noto è per esempio quello della famiglia Zambon, Secofind, diventato multifamily nel 2000 per volere di Elena Zambon, aprendo il capitale ad altre quattro famiglie.

Resta, però, il fatto che il mondo dei family office è da sempre difficilmente indagabile. E comprenderne le ragioni non è difficile. A loro si rivolgono famiglie con la necessità di gestire patrimoni da almeno 10 milioni di euro, che soprattutto negli ultimi tempi di difficoltà hanno incrementato le proprie ricchezze. Chi conosce bene il settore lo sa, la riservatezza è un must e la preferenza ad avere pochi e selezionatissimi clienti piuttosto che uscire allo scoperto è altissima. Certo, negli ultimi tempi la comunicazione è aumentata ma, più che rendere pubbliche le masse sotto consulenza, resta circoscritta soprattutto ai servizi offerti, che spaziano come detto dall’arte agli immobili alla filantropia fino al passaggio generazionale.

Sicuramente il più grande in termini di asset under advisory è Tosetti Value. Nato da un gruppo di professionisti capitanati da Dario Tosetti (membro, tra gli altri, del cda di Lavazza Capital spa), gestisce 5 miliardi di euro di masse riconducibili alle maggiori famiglie di Torino. Tra l’altro, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, la sim sarebbe pronta a cavalcare il risiko che vivrà il settore con l’acquisizione di un piccolo family office su Milano, facendo così il proprio ingresso nella piazza finanziaria più importante d’Italia.

Con dimensioni superiori al miliardo, secondo quanto raccolto da MF-Milano Finanza ci sarebbero poi Camperio, che dovrebbe avere masse intorno ai 2 miliardi, la Orefici della famiglia Vedani, che con due fiduciarie (una statica e una dinamica), tramite cui controllano anche il patrimonio familiare, potrebbe aggirarsi intorno ai 2 miliardi. Mentre con masse superiori al miliardo dovrebbe trovarsi Cfo sim della famiglia Caraceni, guidata dall’ad Andrea, che partita per gestire gli interessi di famiglia ha allargato i propri servizi a circa 20 famiglie, divenute nel contempo azioniste.

Poco più indietro la Spafid di Mediobanca, seguita da Amaranto, che gestisce cinque importanti famiglie milanesi, e Lenzi&Associati dell’avvocato Roberto Lenzi, bolognese ma da sempre attivo nel capoluogo meneghino. Accanto a questi c’è poi il mondo delle fiduciarie in cui si trova Unione Fiduciaria spa, che gestisce le grandi famiglie che si appoggiano a molte delle popolari azioniste, tra cui Sondrio, Bper, Creval, Valsabbina, Piacenza, Bari. Non solo popolari, visto che tra gli azionisti figurano anche Ubi Banca e Nexi. Inoltre le fiduciarie, a volte, funzionano come una sorta di investimento schermato. Nessuna questione illecita ma solo due semplici motivi: evitare che una grossa famiglia possa condizionare il mercato o preparare le basi per un eventuale ingresso nel capitale di una determinata azienda. (riproduzione riservata)

 

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