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LA REPUBBLICA - Affari &Finanza – 9 gennaio 2017

 

E' caccia al private banker stipendi d’oro ai professionisti

LE SOCIETÀ PIÙ ATTIVE SONO LE RETI DI CONSULENZA; IL TERRITORIO PREFERITO È IL NORD-EST. IL NUOVO ANNO SI APRE COME SI ERA CHIUSO IL 2016, CON UN BOOM DI RICHIESTE CHE PORTANO I COMPENSI FISSI E QUELLI LEGATI ALLA PRODUTTIVITÀ AI LIVELLI PIÙ ALTI DEGLI ULTIMI ANNI

Luigi Dell’Olio

 

Le società più attive sono le reti di consulenza; il territorio preferito per la caccia è il Nord-Est. Il nuovo anno si apre così come si era chiuso il 2016, con i player del private banking che si contendono a colpi di rialzi i migliori professionisti sul mercato. Il settore è reduce da un biennio di trasformazione, ricorda Bruno Zanaboni, segretario generale dell’associazione di settore Aipb. «Il fenomeno che ha maggiormente influenzato questa rivoluzione è stato il cambio di perimetro, cioè i nuovi flussi in entrata nel settore». È successo che diversi gruppi bancari hanno deciso di accelerare su questo segmento di business, che non assorbe capitale, presenta pochi rischi e offre una redditività mediamente superiore rispetto alle altre attività. L’ultima ad annunciare la svolta è stata Mediobanca, con il piano presentato a metà novembre che prevede di arrivare al 2019 con un’incidenza del wealth management nella misura del 40% per quel che concerne le commissioni (oggi sono al 21%) e del 15% sul versante dell’utile operativo (oggi è al 7%). Altri si sono già mossi da tempo su questa strada, come il gruppo Intesa Sanpaolo che ha dato vita oltre un anno fa a Fideuram Intesa San Paolo Private banking, un polo unico che raccoglie sotto di sé una serie di società che prima operavano in modo indipendente. Il primo semestre del leader del mercato nazionale si è chiuso con masse amministrate per 188,2 miliardi di euro e al 30 settembre il numero complessivo di private banker e consulenti finanziari del gruppo è risultato di 5.879 unità (+33 rispetto al 31 dicembre 2015). Mentre in casa Unicredit ha da poco ricevuto l’autorizzazione a operare Cordusio Sim, specializzata sulla clientela più facoltosa (oltre i 5 milioni di euro). “Alla metà del 2016 il numero dei private banker ha raggiunto quota 12.129, più del doppio rispetto ai 5.534 censiti due anni prima”. Di pari passo sono mutati i pesi delle diverse formule contrattuali, con i banker che operano come agenti passati in 24 mesi dal 14% al 50% del totale, tanti quanti i dipendenti. «Anche quest’anno c’è da attendersi una campagna molto intensa di reclutamenti», spiega Marco Mazzoni, presidente della società di consulenza Magstat. «Con la ricchezza nazionale che fatica a crescere, i nuovi clienti sono molto pochi. Così le società che vogliono crescere non hanno altra strada che reclutare i professionisti più affermati ». Mazzoni sottolinea che i soggetti più attivi «restano le reti, che tramite gli arrivi dei banker rispondono ai cambiamenti organizzativi delle grandi banche». Quanto ai territori che registrano i maggiori cambi di casacca, l’esperto sottolinea che «non ci sono regioni immuni dal fenomeno, ma sicuramente lo scenario nel Nord-Est è più vivace che altrove, con molti operatori che corteggiano i professionisti delle banche in crisi». I passaggi da una struttura all’altra di solito arrivano dietro lauti compensi. «Il giro di portafoglio può andare dal 2 al 3% in caso di patrimonio gestito e intorno al 2% per l’amministrato», aggiunge Mazzoni. Le parole dei player del settore confermano la volontà di proseguire sulla strada dei reclutamenti. «Siamo un polo attrattivo per i professionisti che desiderano lavorare in un ambiente dinamico, aperto al cambiamento e fatto da teste pensanti, che non vogliono sentirsi un numero», rivendica Paolo Martini, ad di Azimut Capital Management e co-dg di Azimut Holding. «Questi elementi ci hanno permesso di registrare 134 nuovi ingressi nel corso del 2016, di cui 17 nella divisione Azimut Wealth Management». Tra gli ingressi di maggior peso, Piera Di Pietro, Bruna Annibaldi e Lucia Zigante sono arrivati da Credit Suisse Italy, Giorgio Angiolini da Banca Intermobiliare. «Per il 2017 ci aspettiamo di continuare a crescere con lo stesso ritmo di quest’anno mantenendo sempre un rapporto equilibrato tra sviluppo organico e attività di reclutamento», aggiunge Martini. Lavora a nuovi arrivi anche Banca Generali, al primo posto nella classifica Assoreti per il peso dei portafogli medi dei propri consulenti (25 milioni ciascuno contro una media del comparto di 14 milioni circa). Dei nuovi flussi, il 60% risulta dal lavoro della struttura esistente e il restante 40% arriva dai nuovi professionisti entrati nella società. Abbiamo chiuso il 2016 con il record di tutti i tempi, superando quota 130 ingressi», racconta il direttore commerciale Marco Bernardi. In termini di aree, gli inserimenti hanno visto una salita a doppia cifra in tutte le principali zone del Paese, segno di un rafforzamento complessivo. Tra i nomi più noti entrati nella struttura, Paolo Balice proveniente da Azimut. Punta a crescere ancora, pur su dimensioni più contenute, Banca Finnat, come racconta il direttore commerciale Carlo Angelo Pittatore. «Nella scelta guardiamo l’ampiezza delle competenze e l’orizzonte a medio termine che permette di seguire il cliente nella complessità delle sue esigenze». Il 2016 si è chiuso con tre nuovi arrivi (e nessun addio), tra cui Paola Cubeddu, proveniente da Intesa Sanpaolo. «Il programma per il 2017 è di sette ulteriori ingressi su Roma e su Milano», conclude.

 

 

Dai 46 mila di un junior ai 250 mila euro dei top

[ IL CASO ] I compensi dei private banker variano sensibilmente in virtù dell’esperienza e del portafoglio gestito. Secondo l’ultima indagine elaborata dalla società di consulenza Magstat,nel caso del junior private banker (che ricopre questo ruolo da non più di cinque anni e quindi in genere non ha ancora un portafoglio clienti fidelizzati) la retribuzione annuale lorda parte da un fisso di 46mila euro e può arrivare fino a 66mila euro. Oltre a un variabile che può incidere fino a un ulteriore 50 per cento e a una serie di benefit personali o estesi al suo nucleo familiare. Lo stipendio vale invece fino a 110mila euro a considerare il solo fisso per il banker con esperienza decennale e un portafoglio ormai fidelizzato di clienti da 40 a 60 milioni di euro. La somma cresce ancora per chi ha più esperienza e portafogli di maggiore rilievo, fino a un massimo di 250mila euro per il team manager. Il quadro cambia ancora per chi ha una retribuzione tutta varabile, con range molto ampi legati all’entità del portafoglio. (l.d.o.)

 

 

 

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