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IL SOLE 24 ORE-  3 AGOSTO 2015

Aziende di famiglia. Nel 2014 gli ultraricchi sono aumentati dell'8%: cresce la domanda di consulenza fidata

Il rientro dei capitali spinge il family office

Alberto Ronchetti

La crisi non è uguale per tutti. In Italia nel 2014 il numero degli ultraricchi (gli High net worth individuals Hnwi, le persone con un patrimonio superiore al milione di dollari al netto dell'abitazione principale, delle collezioni e dei beni di consumo durevoli) è salito rispetto all'anno precedente dell'8%, passando da 203 mila a 218 mila, secondo le stime del World Wealth Report 2015 di Cap Gemini e Rbc. Nel 2012 erano "solo" 176 mila, quindi l'incremento in tre anni è stato di quasi il 24 per cento. Un vero e proprio boom - determinato certamente dalla ripresa dei mercati finanziari, ma anche dall'emersione di capitali finora nascosti nei paradisi fiscali e spesso dalla cessione a imprenditori stranieri delle aziende di famiglia - che ha portato con sé anche un grande aumento della domanda di professionisti per la gestione della ricchezza. Oltretutto c'è da immaginare che nel 2015 e negli anni successivi questa tendenza continuerà, perché la voluntary disclosure farà lievitare ulteriormente il numero di chi può iscriversi al "club dei Paperoni".

Secondo le stime prospettiche di Knight Frank Research, in Italia gli ultra Hnwi, cioè gli individui/famiglie con un patrimonio superiore ai 30 milioni di dollari, erano 3.650 nel 2013, ma cresceranno a 4.250 nel 2013 (+17%). Ricchezze familiari enormi che, quando escono allo scoperto, hanno bisogno di gestori indipendenti e ad altissima professionalità, perché gestirei bisogni di una famiglia ad alto patrimonio è un lavoro complesso, che non può limitarsi alla compravendita di azioni e di bond e ha bisogno di molteplici competenze. Naturalmente anche in Italia esistono strutture - dai consulenti patrimoniali al private banking, dalle fiduciarie agli studi professionali - in grado di fornire ai detentori di patrimoni, anche importanti, una buona consulenza gestionale. Ma quando si tratta di ricchezze davvero ragguardevoli-e magari anche della necessità di gestire il passaggio generazionale dell'azienda piuttosto che di pianificare il miglior impiego del capitale e di seguire la gestione finanziaria e amministrativa di una famiglia - allora servono figure indipendenti, fidate e di grandissima professionalità. Per questo esistono i family officer, i professionisti indipendenti che - al servizio di una o di alcune famiglie High net worth - si occupano a 360 gradi della migliore pianificazione dell'impiego del capitale a disposizione e di tutte le questioni relative all'utilizzo, alla conservazione e allo sviluppo delle risorse familiari. «Il family officer - spiega Patrizia Misciattelli delle Ripe, presidente dell'Associazione italiana family officer (Aifo) - è un gestore di nuova generazione, che si occupa di capitale umano e sa lavorare sulla conservazionee sullo sviluppo della ricchezza in una dimensione intergenerazionale». Il numero esatto dei family office esistenti in Italia non è di facile determinazione, perché il nome spesso è usato anche a sproposito.

Secondo i dati di Magstat, un osservatorio indipendente sul private banking in Italia, a fine 2013 le strutture nel nostro Paese erano 120 con asset under advisory paria 56 miliardi di euro. In particolare, 18 erano al servizio di una sola famiglia azionista della struttura (Singlefamily office), 29 lavoravano con più famiglie azioniste (Multifamily office) e 73 avevano clienti esterni alla struttura proprietaria (Indipendent family office, soprattutto di emanazione bancaria). Nei prossimi anni, probabilmente, il loro numero crescerà. Anche perché la voluntary disclosure, che secondo le previsioni dovrebbe far emergere una ricchezza di almeno una trentina di miliardi di euro (contro i 100 rientrati con gli scudi fiscali degli anni passati), aumenterà il numero dei grandi ricchi che avranno bisogno di un servizio di gestione dedicato. «La voluntary disclosure è un alleato per lo sviluppo dei family office - spiega Misciattelli -, perché tutto il capitale disponibile potrà essere oggetto di una strategia di gestione unitaria e non vi sarà più bisogno di avere una molteplicità di rapporti con diversi gestori».