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LA REPUBBLICA - Affari e Finanza - 6 novembre 2017


Ersel, Mediobanca e Aletti la carica dei wealth manager

GRANDE FERMENTO NEL SETTORE. L’ISTITUTO GUIDATO DA GIUBERGIA HA APPENA SIGLATO L’ACQUISIZIONE DI ALBERTINI SYZ. PIAZZETTA CUCCIA VARA LA SGR, SEGUITA A DICEMBRE DA UNA DIVISIONE PB. E NUOVI POLI CRESCONO CON LE ACQUISIZIONI BANCARIE

Paola Jadeluca 

«I nostri padri due grandi agenti di cambio, due geniali innovatori e due autentici signori, sempre uniti da un profondo rapporto di stima e fiducia reciproca»: Guido Giubergia, presidente e amministratore delegato di Ersel, ricorda il passato per parlare delle prospettive future, mentre firma l’impegno che nei prossimi mesi dovrebbe portare Ersel ad acquisire nel 2018 la quota di maggioranza di Albertini Syz, la storica casa milanese fondata da Isidoro Albertini, grande amico di suo padre Renzo. Isidoro Albertini e Renzo Giubergia, ormai scomparsi, sono stati i due grandi signori di Piazza Affari, punti di riferimento della finanza internazionale, pionieri di una professione che in Italia pochi sapevano fare ai loro tempi. Oggi, su un mercato dominato dai money manager globali, Albertini-Syz e Ersel, sotto la guida dei figli, continuano a detenere portafogli importanti e il matrimonio darà vita al più importante gruppo italiano indipendente privato, focalizzato sulla gestione dei ricchi patrimoni. Ersel, ancora controllata al 100% dalla famiglia, dovrebbe rilevare il 64,3% di Albertini Syx dal Gruppo Syz, svizzero, che aveva in passato rilevato il controllo della casa milanese. Alberto Albertini manterrà l’attuale quota del 35,7%. L’operazione è subordinata all’autorizzazione della Banca Centrale Europea, dopo che la Banca d’Italia avrà emesso parere favorevole. In parallelo un’altra grande operazione ha visto il private banking di Bpm e di Banca Akros confluire in Banca Aletti, la banca dedicata a Pb e Wealth Management del Banco Bpm, nato a gennaio di quest’ anno dalla fusione tra Bpm e Banco popolare. Aletti è un altro nome storico della finanza italiana, finito nel 2000 in Bpv-Bsgp, ora sotto l’ombrello di Banco Bpm. Stefano Aletti, discendente degli agenti di cambio che hanno fondato il brand, nel 2016 è uscito da Banca Aletti, per finire in Albertini Syz. S’è portato via molti clienti e i loro ricchi portafogli. Ora, col matrimonio Ersel-Albertini Syz, le tre famiglie si ritrovano unite in unico polo indipendente del pb.

«Continua il processo di concentrazione anche nel 2017, dopo un 2016 contrassegnato da importanti fusioni e acquisizioni», racconta Marco Mazzoni, presidente di Magstat, società con sede a Bologna che ogni anno stila un report dettagliato “Il Private Banking in Italia”. Il settore è in tale fermento che in pochi mesi le classifiche sulle masse in gestione sono state rivoluzionate. D’altronde le fusioni, insieme alle tecnologie, sono le due armi che i wealth manager hanno per combattere il crollo dei profitti, che in un anno hanno segnato, nel mercato globale occidentale meno 10%, come segnala un recente report di McKinsey. Sinergie, massa critica. In questo scenari si inserisce la rivoluzione in atto in Mediobanca, con un piano che fa perno sulla gestione del risparmio e il wealth managment che sarà completato entro il 2019. Avviato il rilancio delle fabbriche prodotto esistenti, che sotto il marchio Mediobanca Sgr, guidata da Emilio Franco, appena recultato, riorganizzerà Duemme Sgr. A dicembre, quando sarà perfezionata la fusione di Banca Esperia in Mediobanca, nascerà il brand Mediobanca Private Banking, per presidirare la fascia alta di mercato, fino al top degli Hnwi, high net worth individual, anche attraverso le attività private di Compagnie Monégasque de Banque e le attività di multi-family office di Spafid.Alla base di tutta la filiera, si posiziona Che Banca! aache si dedicherà alla gestione del risparmio per il segmento affluent &premier.

«Nel nostro Paese si sono rafforzati soprattutto i primi dieci gruppi bancari, che sono stati i principali protagonisti di alcune acquisizioni di good bank e di conseguenza delle loro divisioni private banking. A fine del 2016 le masse detenute dai questi gruppi che offrono servizi di private banking erano pari a circa il 60% del mercato servito - racconta Mazzoni - e questa quota è destinata a crescere alla luce delle operazioni appena concluse».

Molto valore si crea con operazioni che hanno messo insieme realtà più frammentate.

Ubi Banca ha inglobato Nuova Banca delle Marche, Nuova Banca Etruria e del Lazio, Banca Federico del Vecchio, Cassa di Risparmio di Chieti. E con loro le divisioni di gestione di ricchi portafogli. Bper ha comprato la Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara.

Intesa SanPaolo, che già è il numero uno di mercato con Fideuram-Intesa Sanpaolo Pb, ha comprato Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca che a loro volta si sono portate dietro i wealth manager.

Crédit Agricole Italia ha acquisito Cassa di Risparmio di San Miniato, Cassa di Risparmio di Cesena SpA e Cassa di Risparmio di Rimini SpA.

Crédit Agricole Private banking era sbarcata a Milano nel 2014, l’anno dopo aveva strappato a Deutsche Bank l’uomo chiave del private banking e del wealth management, Luca Caramaschi, nominato direttore generale di Ca Indosuez Wealth Management, la divisione italiana di Crédit Agricole Private Banking destinata alla gestione dei grandi patrimoni. Ora con le nuove acquisizioni, si consolida su diversi territori.

«Accanto alle grandi banche commerciali si rinforzano le divisioni private banking anche delle banche di credito cooperativo, a loro volta interessate da processi di fusioni come anche le cosiddette Raiffeisen- dice Mazzoni - Ricordiamo che a inizio 2017 Emil Banca e il Banco Cooperativo Emiliano hanno dato vita a una delle più grandi Bcc d’Italia: 84 filiali, 137 mila clienti, oltre 700 dipendenti e un territorio di competenza che si estende su sei provincie, cinque in Emilia e una in Lombardia. mentre è stata varata l’incorporazione della Banca di Forlì nella Bcc Ravennate e Imolese, dando vita alla Bcc Ravennate, Forlivese e Imolese».

Nel 2017 è continuato il processo di concentrazione nel settore del private banking in Italia e si sono rafforzati soprattutto i primi dieci gruppi bancari principali protagonisti di alcune acquisizioni.