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LA REPUBBLICA - Affari e Finanza - 27 aprile 2015


Indosuez sfida i giganti e si scaldano le Popolari

LA DIVISIONE ITALIANA DI CRÉDIT AGRICOLE PRIVATE BANKING DESTINATA ALLA GESTIONE DEI GRANDI PATRIMONI HA STRAPPATO A DEUTSCHE BANK L’UOMO CHIAVE: AL VIA LA NUOVA PARTITA DEL MERCATO

Paola Jadeluca

È sbarcata a Milano alla fine dello scorso anno e ora ha strappato a Deutsche Bank l’uomo chiave del private banking e del wealth management, Luca Caramaschi, nominato direttore generale di Ca Indosuez Wealth Management, la divisione italiana di Crédit Agricole Private Banking destinata alla gestione dei grani patrimoni. «Un segnale chiaro dell’impegno e dei progetti ambiziosi per il nostro mercato », commenta Marco Mazzoni, direttore di Magstat. La mossa di Crédit Agricole pb-Indosuez è il calcio d’avvio della nuova grande partita del Private banking italiano. «E’ il grande evento dirompente dell’anno», commenta Mazzoni. Indosuez testimonia dell’importanza che riveste il nostro paese per gli operatori globali del settore. E allo stesso tempo costituisce anche un’avvisaglia di nuovi rivolgimenti che si prospettano all’orizzonte. A bordo campo, infatti, scaldano i muscoli pronti a entrare in gioco altri attori. In primo luogo le Banche Popolari. Le fusioni in vista, sulla scia della trasformazione di questi istituti da cooperative a Spa, varata dal governo Renzi, sono infatti destinati a rompersi anche molti degli equilibri nelle divisioni interne del wealth management e della gestione dei grandi portafogli di queste banche. Dell’appetibilità del nostro mercato testimoniano le grandi banche d’affari esteri, in profondo riposizionamento di mercato, con una virata decisa verso il segmento alto. Lo scorso anno Rotschild Weatlh Management, per esempio, ha aperto un ufficio a Milano da affiancare alle attività di Global financial advisory, già esistenti. Sempre lo scorso anno Allianz, big delle assicurazioni, è entrata anch’essa sul mercato del Private banking e subito ha fatto registrare un’impennata, che la vede condividere la grande marcia delle Reti, come Fineco, Azimut, Medionalum e Banca Generali nel private banking, come nell’industria globale del risparmio gestito. Passando al fronte delle Banche Popolari, si rincorrono tanti rumors, ma sono tanti gli interrogativi aperti. Non si sa ancora chi andrà sposo a chi. Si parla, per esempio di nozze tra Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza: «Auspico che gli amici di Montebelluna raccolgano il nostro invito affinché possiamo fare assieme una grande banca del Veneto, continuando ad operare con azioni sul territorio nonostante la trasformazione in spa», ha dichiarato con enfasi Gianni Zonin, numero uno della Popolare di Vicenza. Un grande polo, nel quale però sarebbe inevitabile una sovrapposizione geografica di strutture del Private banking. Diverso sarebbe se Veneto Banca trovasse invece un accordo a Modena, sede della Popolare dell’Emilia Romagna. L’accordo tra Banco Popolare Veneto e Bpm, altra alleanza di cui si parla con insistenza, presenta in teoria minore sovrapposizione, dal momento che Banco Popolare è più forte in Veneto, mentre Bpm lo è in Lombardia. E quello che vale per gli sportelli bancari vale anche per il segmento private banking. e’ vero che dati ufficiali sulla distribuzione dei banker e delle masse in gestione nei singoli territori non esistono, questi istituti di prassi non comunicano queste informazioni. Dunque è ancor più difficile intuire come potrebbe avvenire l’integrazione. Una cosa è certa. Quando si cominciano ad avvertire i primo sommovimenti, chi può corre al riparo. E’ dunque nella fase preliminare che molti istituti perdono i loro private banker, spesso proprio i più bravi. Allo stesso tempo, dopo l’approvazione del Job Acts, tra i private banking ha iniziato a serpeggiare il timore dei licenziamenti: la riforma del lavoro, infatti, se da una parte favorisce i giovani dall’altro preoccupa i professionisti di 40-50 che ci pensano bene prima di cambiare banca: col cambiamento, infatti, passerebbero dal precedente regime contrattuale a quello attuale, che prevede il licenziamento. E’ per questo che molti preferiscono passare dal lavoro dipendente a quello di promotore finanziario. Un processo già avviato un paio di anni fa, in seguito alla chiusure massicce di sportelli e filiali delle grandi banche commerciali. che ha visto molti sportellisti e bancari interni trasformarsi in promotori finanziari, in molti casi col supporto della stessa casa madre. In questo scenario di grani rivolgimenti, si riaprono molti interrogativi anche sulle sorti Banca Cesare Ponti, del gruppo Banca Carige. La crisi del gruppo aveva portato a mettere all’asta questa banca di private banking, uno dei fiore all’occhiello del settore. La scorsa settimana, nel corso dell’assemblea degli azionisti, l’amministratore di Carige, Piero Luigi Montani, ha ribadito che l’aumento di capitale di 850 milioni, superiore alle richieste, consente di valutare con serenità un eventuale acquirente. Si era parlato, a fine anno, di un interessamento di Santander, ma i vertici del gruppo avevano smentito ogni interessa. Ora si sono di nuovo infittite le voci di un rinnovato interesse di Santander per l’Italia. Ma tra le tante ipotesi, la più forte è quella di un ingresso in Mps. La banca, che ha in pancia una solida divisione Pb, un family office e a ottobre ha dato vita a una rete di promotori legata alla nuova banca online Widiba.