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LA REPUBBLICA - Affari e Finanza - 25 settembre 2017



Banche, meno sportelli ma più patrimoni parte la corsa alle gestioni dei super ricchi

IL RISIKO DEGLI ISTITUTI HA COLPITO TUTTA LA REGIONE LASCIANDO MOLTI LAVORATORI SENZA OCCUPAZIONE. LA RETE DEI PORTAFOGLI PIÙ “PESANTI”, TUTTAVIA, È AUMENTATA. E CIÒ ANCHE GRAZIE A FORTI REALTÀ LOCALI

Luigi dell’Olio

Milano -  Lontani i fasti degli istituti storici capitolini (come il Banco di Santo Spirito e la Cassa di risparmio di Roma), con Capitalia assorbita da Unicredit e Bnl passata sotto il cappello del gruppo francese Bnp Paribas, il sistema del credito nel Lazio ha avuto una lunga fase di ripensamento, che oggi va assumendo contorni più delineati in due direzioni: una maggiore focalizzazione sulla gestione dei grandi patrimoni, in modo da preservare i margini e limitare l’assorbimento di capitale rispetto alle attività bancarie tradizionali; la conoscenza approfondita del territorio per l’attività di raccolta e impieghi secondo canoni di prudenza.

Le rilevazioni della società di consulenza Magstat indicano che Roma è seconda solo a Milano per numero delle filiali di private bank. Nella provincia capitolina se ne contano 129, più di tutta la Toscana (117) e delle altre grandi città del Nord. Un risultato dovuto non solo al fatto che la Capitale è la città più popolosa d’Italia, ma anche al fatto che conserva sacche importanti di ricchezza.

Così non è un caso che un colosso internazionale del settore come Credit Suisse abbia scelto di tornare a Roma e nelle principali città del Lazio sono presenti tutti i big nazionali, da Fideuram Intesa SanPaolo Private Banking a Unicredit Pb, fino a Ubi, Banca Generali e Mediolanum. La Capitale è lo storico headquarter di Bnl, che proprio sulla gestione dei grandi patrimoni sta puntando con decisione, forte  anche delle robuste spalle della controllante Bnp Paribas. La sede legale di Unicredit è a Roma, lascito della vecchia Capitalia, anche se nei fatti il cuore pulsante del gruppo guidato da Jean Pierre Mustier è a Milano. Tra le realtà di dimensioni più ridotte va segnalata la vitalità di Banca del Fucino, che poco meno di due anni fa ha aperto la sua prima filiale interamente dedicata ai clienti private nel cuore del quartiere Parioli-Pinciano. Una conferma delle potenzialità di questo ambito del business, sul quale punta con decisione l’istituto fondato nel 1923 da Giovanni Torlonia (i cui eredi sono ancora alla plancia di comando), terzo principe del Fucino, per finanziare le attività economiche nei territori interessati dalla bonifica dell’omonimo altopiano della Marsica. Poco prima era sbarcata nell’Urbe un’altra realtà da sempre caratterizzata da un taglio familiare, Banca Passadore, con sede centrale a Genova. A Roma c’è poi l’headquarter di Ibl Banca, realtà nata 90 anni fa come istituto finanziario, poi evoluta in banca nel 2004 e cresciuta soprattutto nell’ultimo decennio con un focus particolare sul business dei finanziamenti. Complessivamente nel Lazio alla chiusura del 2016 erano presenti 139 banche con almeno uno sportello, di cui 52 con sede amministrativa in regione, tre in meno rispetto a un anno prima. Conseguenza delle integrazioni tra istituti di credito cooperativo, un processo destinato a proseguire man mano che si avvicina la riforma del settore, che sfocerà con l’accorpamento dei circa 300 istituti sparsi per l’Italia sotto due holding, la trentina Cassa Centrale Banca e la romana Iccrea. Quest’ultima dovrebbe arrivare a circa due-terzi delle adesioni a considerare il quadro nazionale, oltre tre-quarti in regione. Compreso l’istituto di gran lungo più grande del credito cooperativo italiano, la Bcc di Roma, che ha chiuso l’esercizio 2016 con un utile netto di 18,1 milioni di euro, stabile rispetto al 2015, ma in realtà l’aumento sarebbe stato del 36% (a quota 25 milioni di euro) senza la zavorra dei 7 milioni versati al Fondo di Risoluzione per le banche in crisi. Mentre gli impieghi alla clientela hanno raggiunto 7 miliardi di euro, in crescita del 3,3% rispetto al 2015, contro una media del sistema bancario nazionale dello 0,4%. Segno che le aggregazioni tra gruppi di medie e grandi dimensioni a livello nazionale possono lasciare spazi di crescita per le realtà più legate ai territori. Quanto agli sportelli bancari nel loro insieme, segnala l’ultimo Quaderno Regionale di Bankitalia, alla fine del 2016 erano 2.456, vale a dire il 12% in meno rispetto al 2009, anno in cui è iniziata la cura dimagrante imposta dalla grande crisi. Il calo, sottolinea l’istituto di via Nazionale, ha impattato soprattutto sugli occupati agli sportelli, a fronte di un moderato aumento degli addetti alle funzioni direzionali, soprattutto per la spinta proveniente dagli istituti di piccole e medie dimensioni. Quanto all’occupazione nel settore, scesa del 9% negli ultimi otto anni, è destinata a calare ancora, considerato che molti grandi istituti hanno deliberato piani triennali o quadriennali che prevedono pesanti ridimensionamenti a livello nazionale. E un impatto ulteriore potrebbe arrivare dall’eventuale accelerazione nell’adozione di sistemi di internet banking, ambito nel quale l’Italia è indietro rispetto ad altri Paesi europei. Senza dimenticare l’impatto della congiuntura. A questo proposito, il Quaderno Regionale di Bankitalia segnala che nel corso del 2016 la riduzione dei prestiti bancari al settore privato non finanziario (famiglie e imprese), in atto dalla metà del 2015, si è progressivamente attenuata. E, alla fine dell’anno, la dinamica è ritornata positiva, con un trend che ha trovato conferma nei primi mesi di quest’anno. La sede della Bnl, che pur comprata da Bnp Paribas, ha rilanciato il brand; a destra in alto, l’economista Marcello Messori

(25 settembre 2017) © Riproduzione riservata