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LA REPUBBLICA - Affari e Finanza - 20 ottobre 2014

Rapporti

Le merchant bank straniere puntano sugli
 
ultraricchi la risposta al boom delle Reti
 

PARTE IL RISIKO DEI BIG IN UN MERCATO SEGNATO DA GRANDE CONCORRENZA MERRIL LYNCH CHIUDE ROTHSCHILD WEATLH MANAGEMENT APRE, MENTRE CREDIT SUISSE CEDE UN SEGMENTO “AFFLUENT” A BANCA GENERALI. E QUESTO SARÀ UN ANNO D’ORO

 

Merril Lynch chiude. Rothschild Weatlh Management apre. Credit Suisse cede il segmento “affluent” a Banca Generali. L’Italia è in pieno risiko del private banking. Le principali protagoniste sono le banche d’affari estere, in profondo riposizionamento di mercato, con una virata decisa verso il segmento più alto. «Una reazione all’impennata delle reti di promotori, che sta facendo registrare picchi di raccolta. Azimut, Banca Generali Pb, Allianz, appena entrata sul mercato del Private banking, Fideuram, Mediolanum, Anima e Fineco chiuderanno un anno d’oro», racconta Marco Mazzoni, direttore di Magstat, società specializzata di Bologna. Di fronte all’avanzata di questo esercito che copre la fascia di clientela tra i 300.000 e i 700.000 euro, le merchant bank estere preferiscono scalare la vetta. Tutti hanno in corso piani di riorganizzazione. Con un ripensamento dei modelli di business a livello globale e riposizionamenti strategici anche in termini geografici. Merrill Lynch, per esempio, aveva ceduto tutte le attività di wealth management fuori dagli Usa alla svizzera Julius Baer. A sua volta Julius Baer ha ceduto il 100% do Julius Baer Sim a Kairos, società indipendente di risparmio gestito, dalla quale è nata Julius Baer sim, specializzata in private banking. Gli svizzeri in cambio hanno avuto poco meno del 20% della holding Kairos Group. C’è chi crea alleanze per acquisire peso specifico. E chi se ne va, per concentrarsi in paesi dove è più forte. Un processo a livello planetario. Le merchant straniere, svizzere o americane, sono presenti in tutto il mondo, più brave a intercettare esigenze dei grandi gruppi a vocazione internazionale. Sono dei giganti: Ubs, pesantemente colpita durante la crisi, ha rialzato la testa e per il secondo anno di seguito ha scalzato Credit Suisse dal primo posto della classifica mondiale dei Private banker di Euromoney. Jp Morgan mantiene la terza posizione, seguita da Citi, che ha scalzato Hsbc finita al quinto posto. La divisione private è sempre stata la più ricca e anche la più sana delle banche d’affari estere e ora, dopo lo tsunami finanziario globale, spesso generato proprio dalle loro divisioni di investment, hanno capito che è meglio tornare a spingere sul fronte più ricco e sano del business: «Le top cinque stanno guardando all’asset management come il driver per conquistare quote di mercato», segnala l’ultimo report di Euromoney, nel quale si stila il ranking mondiale di mercato. Ciascuna ha un Cios, individual chef investment officers, il responsabile delle decisioni per l’asset allocation macro per i clienti delle banche. Un passo avanti rispetto al tradizionale modello di private banking, basato sostanzialmente tra un rapporto a due tra cliente e intermediario. Ma le perdite rilevanti subite dall'industria dell'asset management, spesso più alte di ogni aspettativa, hanno portato molti clienti a rivedere il rapporto di fiducia con l'intermediario finanziario. Nel riassetto globale del mercato, le merchant straniere si sono posizionate in Italia sulla fascia più alta, clienti sopra i 2 milioni di euro, ai quali offrire una consulenza a tutto tondo. Un modo per tagliare via di netto problemi di fee, di commissioni varie. Un unico compenso globale per un servizio di grande qualità e livello superiore. Insomma, le Ferrari del Private banking. E per correre in Formula Uno hanno creato dei veri e propri team: «C’è chi è bravo a portare clienti, e fa solo quello, senza bisogno di guardare le quotazioni al video tutto il giorno, alza il telefono e chiede all’altro specialista, esperto invece di analisi di mercati - racconta Mazzoni - c’è poi il farmer, il coltivatore, e sopra tutti il Cios, in pratica il direttore degli investimenti che ha la visione globale dei mercati, degli scenari». Una struttura più vicina al modello di una Sgr, società di gestione del risparmio. Ma per una élite ristretta di clientela che ha bisogno della gestione complessa di tutto il patrimonio. Soluzioni personalizzate e più costose. Il mercato, dunque, si polarizza. Ai clienti con esigenze più semplici, invece, basta il servizio base, una rete di promotori, che costa ovviamente meno. I paperoni del mondo sono in crescita, è il paradosso della nostra era. L’economia è ferma, i poveri aumentano e aumentano, specularmente, gli ultra ricchi. La ricchezza delle famiglie a livello globale è cresciuta dell’8,3% dalla metà del 2013 a giugno del 2014, secondo il Global Wealth Report di Credit Suisse, appena pubblicato. Lo zoccolo duro della ricchezza italiano ruota attorno ai 142.000 dollari di patrimonio personale l’anno, e l’Italia è terza per ricchezza cosiddetta “mediana”. Il nostro paese esce invece dalle classifiche quando la soglia della ricchezza sale. Ecco perché si assiste a una polarizzazione degli operatori. Chi punta alla fascia altissima, taglia gli asset inutili. Ma concentra la potenza di fuoco sulle strutture dedicata al top. Rothschild Wealth Management, per esempio, ha aperto un ufficio a Milano da affiancare alle attività di Global financial advisory, già esistenti. Mentre Credit Suisse ha ceduto a Banca Generali solo 2 dei 20 miliardi di asset in gestione a fine 2013, asset peraltro legati esclusivamente alla clientela retail. Ma si appresta ad allargare le fila dei propri professionisti, «Utilizzeremo i proventi della cessione del ramo, per assumere 40 top advisor nei prossimi tre anni e per migliorare ulteriormente il servizio alla clientela in Italia», afferma Giorgio Riccucci, responsabile Private Banking per l'Italia. (p.jad.) Ubs per il secondo anno di seguito ha scalzato Credit Suisse dal primo posto della classifica mondiale dei Private banker di Euromoney

(20 ottobre 2014)