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LA REPUBBLICA - Affari e Finanza - 20 ottobre 2014
Rapporti

I capitali all’estero verso il rientro
sanzioni ridotte, ma le imposte no

LA PROCEDURA DI COLLABORAZIONE VOLONTARIA DEL CONTRIBUENTE CON L’AMMINISTRAZIONE FISCALE PREVEDE IL RITORNO DI INGENTI SOMME. E CIÒ POTREBBE PORTARE NUOVO OSSIGENO AI GESTORI DEI GRANDI CAPITALI

 

Roma È il tema del momento, la 'voluntary disclosure', la procedura di collaborazione volontaria del contribuente con l'Amministrazione fiscale per l'emersione e il rientro in Italia di capitali detenuti all'estero, un provvedimento che riguarda molto da vicino l'industria italiana del private banking per le sue possibili ricadute in termini di masse. Non è un condono, uno scudo fiscale, come quelli proposti nel 2001 e 2003 e, da ultimo, nel 2009, nei quali il contribuente sanava l'irregolare esportazione di capitali pagando solo una modesta sanzione che lo poneva a riparo da ogni futuro accertamento, da qui il termine 'scudo'. Nel caso della voluntary disclosure, invece, siamo in presenza di una regolarizzazione delle violazioni connesse agli obblighi di monitoraggio fiscale: le sanzioni sono applicate in misura ridotta, ma il contribuente dovrà versare per intero le imposte evase. Stimare quanto potrà valere, in termini di flussi di capitali, questa collaborazione 'volontaria', non è facile. A inizio anno, Mediobanca Securities indicava tra i 20 e i 40 miliardi di euro il potenziale flusso di rimpatri. Le attività detenute all'estero e non dichiarate a fine 2008 erano stimate dalla Banca d'Italia tra i 124 e i 194 miliardi; l'ultimo scudo fiscale aveva fatto emergere 104 miliardi. 'Difficile fare previsioni, non abbiamo ancora elaborato nostre stime, aspettiamo di studiare il provvedimento nella sua versione definitiva', commenta Marco Mazzoni, responsabile dello Studio Magstat. 'Sicuramente è un provvedimento che può dare nuova linfa al private banking'. La crisi economica, che colpisce soprattutto le aziende di medie e piccole dimensioni, potrebbe indurre molti imprenditori ad aderire al provvedimento, nonostante l'assoggettamento per intero alle imposte. 'A differenza del passato, l'imprenditore oggi ha tutto l'interesse a far rientrare i capitali, perché ha più difficoltà a reperire liquidità per la sua azienda, le banche concedono prestiti con molta più parsimonia e attenzione', osserva Mazzoni. Giocherà un ruolo anche il timore che, tra lotta ai paradisi fiscali e scambio di informazioni finanziarie tra le autorità dei diversi paesi, sfuggire ai controlli sarà sempre più difficile. Chi trarrà beneficio della 'voluntary disclosure' tra le strutture di private banking? 'Ad avvantaggiarsi degli scudi fiscali sono state quasi sempre le banche svizzere. Ci sono le grandi banche commerciali leader di mercato, come Intesa o Unicredit, ma, in proporzione alle masse, Credit Suisse e UBS fanno meglio, perché hanno già i clienti oltreconfine, sono avvantaggiate', spiega Mazzoni. Nell'ultimo scudo, due terzi dei capitali rimpatriati erano detenuti in Svizzera, un ulteriore 7,8% era in Lussemburgo e poi, con percentuali inferiori al 5%, comparivano San Marino e principato di Monaco. Nelle casse del private banking, secondo le statistiche dello Studio Magstat, affluirono 69 miliardi. In testa alla graduatoria, con 10 miliardi di raccolta c'era Intesa Sanpaolo, seguita da Ubs Italia con 9,5 miliardi; al quarto posto, alle spalle di Unione Fiduciaria, struttura controllata dalle banche popolari italiane, si collocava il Credit Suisse, con 6,5 miliardi. Ma in passato, come osserva Mazzoni, un po' tutte le banche hanno beneficiato dei rimpatri di capitali: ne hanno tratto vantaggio, sia pure in misura minore, le banche specializzate, come Banca Esperia o Banca Leonardo, e anche gli istituti di credito con sede al Nord Italia, come il Banco di Desio o il Credito Valtellinese. Qualcosa, però, potrebbe cambiare in occasione del prossimo rimpatrio. 'Penso che a differenza dei precedenti provvedimenti, questa volta siano pronte ad aggredire questo tipo di clientela anche le reti di promotori, che quattro anni fa non disponevano di una propria divisione private', afferma Mazzoni. Cresce, infatti, il numero di reti di vendita che si dota di una struttura specializzata, Allianz Bank Financial Advisors e Finanza & Futuro i casi più recenti. 'Sono dei nuovi concorrenti che, tra l'altro, con il loro modo di lavorare, a provvigione, sono anche molto più aggressivi. Le reti non erano state protagoniste nei precedenti rientri di capitale, questa volta potrebbero fare la differenza, potrebbero rappresentare la sorpresa'. Con l’ultimo scudo fiscale nelle casse del private banking affluirono 69 miliardi. In testa c’era Intesa

(20 ottobre 2014)