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MILANO FINANZA 11 aprile 2015

Numero 125,  pag. 67  del 27/06/2015

 

Cresce il numero dei professionisti che scelgono l'indipendenza, trasformandosi in promotori

 

Nuovi scenari per il private banking

 

Si guarda ai capitali in arrivo grazie alla voluntary disclosure

 

 di Francesca Vercesi 

 

Sulla strada delle prossime fusioni tra gli istituti che devono trasformarsi in Spa secondo la riforma voluta dal governo Renzi, il mondo del private banking prenderà nuovi assetti. È arrivata a Milano alla fine dello scorso anno la divisione italiana di Crédit Agricole Private Banking destinata alla gestione dei grani patrimoni ed è riuscita a prendere a Deutsche Bank il numero uno del private banking e del wealth management, Luca Caramaschi, ora direttore generale di Ca Indosuez Wealth Management. «Un chiaro segnale dell'impegno e dei progetti ambiziosi che ci sono sul nostro mercato», commenta Marco Mazzoni, presidente di Magstat Consulting srl. Così, la mossa di Crédit Agricole pb-Indosuez potrebbe essere l'inizio di un nuovo cammino per l'industria del private banking italiano. «Questo può a tutti gli effetti dirsi l'evento dell'anno», precisa Mazzoni. Intanto altri attori sono pronti a entrare sulla scena. In primis le banche popolari. Che il nostro mercato risulti appetibile agli occhi dello straniero non è una novità. Tanto che le grandi banche d'affari estere, in pieno riposizionamento di mercato, stanno puntando senza esitazione verso il segmento dei portafogli a più alto valore. Lo scorso anno Rothschild wm, per esempio, ha aperto un ufficio a Milano da affiancare alle attività di global financial advisory. Sempre nel 2014 Allianz è entrata anch'essa sul mercato del private banking e subito ha fatto registrare un'impennata, tanto che si sta giocando il match con le grandi reti italiane come Fineco, Azimut, Medionalum e Banca Generali tanto nel private banking, quanto nell'industria del gestito.

Sempre meno bancari, sempre più promotori

Dalla fine del 2012 a oggi molte cose sono cambiate nell'industria della gestione dei portafogli alti. Con la chiusura degli sportelli bancari, il taglio dei benefit aziendali, dei premi e degli altri incentivi, molti direttori e perfino gli addetti ai titoli si sono riciclati nel mestiere di private banker indipendente. Il private banking non soffre perché non ha rischi: chi gestisce i portafogli non presta soldi, dunque non ha esposizioni. Ecco allora che quello che ieri era stato poco percepito come rilevante da alcuni, oggi diventa un business su cui puntare. Aggiunge Mazzoni: «A partire dal 2010 abbiamo assistito all'entrata delle reti di promozioni finanziaria nell'ovattato mondo del private. Le principali reti di pf hanno costituito divisioni di wealth management per poter aggredire la clientela con ingenti patrimoni».

Così sul mercato oggi ci sono Banca Generali pb, Mediolanum pb, Azimut wm e Fineco wm, le prime in ordine di tempo. Poi Allianz Bank e Finanza & Futuro che hanno costituto divisioni ad hoc: rispettivamente Allianz Bank Private e Finanza & Futuro Banca Private Advisory Unit. Ci sono poi alcune reti di promozione finanziaria appartenenti a gruppi bancari classici che sono da sempre focalizzate sulla clientela upper affluent e private come: Banca Fideuram, Banca Euromobiliare, Banca Patrimoni Sella e Banca Ipibi Advisory che stanno implementando l'offerta puntando soprattutto sulla cosiddetta consulenza evoluta. «Anche loro hanno aperto delle filiali dedicate esclusivamente alla clientela private in zone prestigiose nelle principali città italiane. Questi nuovi operatori hanno arruolato centinaia di banker che lavoravano nei principali gruppi bancari italiani con un contratto da dipendente. Altri hanno lasciato blasonati marchi stranieri, con una storia ultra centenaria nel wealth management, dove vantavano importanti stipendi da dirigente e diversi benefit come l'auto aziendale, begli appartamenti», spiega l'esperto. Ma quali sono i motivi che spingono un private banker ad abbandonare il proprio prestigioso status di dirigente bancario a dipendenza per diventare promotore finanziario (o meglio relationship manager con contratto di agenzia) a iniziare una carriera imprenditoriale? Continua: «Senza dubbio gioca un ruolo importante soprattutto in un periodo come quello attuale nel quale il premio per il trasferimento del portafoglio clienti si aggira tra il 2 e il 3%. Questo vuol dire che un banker pronto a cambiare casacca, o meglio a lasciare il contratto da dipendenza per una a provvigione, ed in grado di trasferire un portafoglio di 50 milioni di euro riceverà un premio cash che si aggira tra 1 milione e 1,5 milioni di euro». La verità sta nel fatto che si sono create le condizioni per permettere tutto ciò, che vanno riassunte in vari punti: la crisi ha colpito le banche capogruppo riducendo drasticamente benefit e bonus di fine anno ai private banker dipendenti. A seguire il miglioramento dal lato dell'offerta. Le reti di pf dispongono, attualmente, di una gamma di prodotti e servizi più ampia e personalizzata rispetto al passato che copre tutte le esigenze del cliente (consulenza in materia fiscale, legale, successoria, opere d'arte) e un approccio basato sull'architettura aperta (offerta di prodotti d'investimento di terzi). Alcune di loro hanno poi introdotto servizi di corporate finance, real-estate, investment banking e advisory sull'intero portafoglio (anche sugli asset detenuti nelle altre banche). Altre hanno aperto società di trust e fiduciarie. Infine sono previsti importanti premi per il trasferimento del portafoglio soprattutto per quei professionisti che ne gestiscono uno di almeno 30 mln di euro concentrato su un basso numero di clienti di alto standing.

Impatto della voluntary disclosure

L'industria tricolore del private banking si aspetta un 2015 roseo anche grazie al positivo impatto che avrà la voluntary disclosure. Nessuno si azzarda a fare delle stime sulla portata di questo rientro dei capitali ma difficilmente si supereranno le cifre dei precedenti scudi fiscali. Fare confronti con i passati provvedimenti non è corretto perché è bene rilevare che la vd non è un condono, non ha niente a che vedere con gli scudi fiscali del passato perché non è anonima, non prevede il rientro dei capitali detenuti all'estero ma una regolarizzazione. L'aliquota fiscale media sarà intorno al 20% contro quella, tra il 5 e il 7%, dello scudo fiscale 2009-2010. Inoltre i capitali ancora sotto accertamento (cioè non ancora prescritti fiscalmente) saranno assoggettati a tassazione integrale. La cancellazione della Svizzera, del Liechtenstein e il Principato di Monaco dalla black list rappresenta un ulteriore incentivo per chi detiene illegalmente denaro all'estero ad aderire alla vd. Infatti, consentirà ai contribuenti italiani con capitali detenuti in questi tre paesi, che intenderanno aderire alla regolarizzazione, di non subire penalizzazioni rispetto ad altri contribuenti che regolarizzano capitali detenuti in altri Paesi black list. La procedura di collaborazione volontaria prevede il raddoppio delle sanzioni e dei termini di accertamento per i soggetti che regolarizzano capitali esistenti in Paesi indicati nella black list.
 

 

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