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MILANO FINANZA

Milano Finanza Numero 145, pag. 25 del 25/7/2009
Autore:
di Paola Valentini
Campagna d'Italia
Scudo Gli stranieri si preparano a far concorrenza alle banche tricolore.
Ecco la mappa delle private bank estere nel Belpaese.

Circola una stima, riferisce un banchiere, secondo cui lo scudo per le piccole e medie private bank può valere fino a cinque anni della raccolta ottenibile in situazioni normali. Un'occasione unica del decennio, prosegue lo stesso banchiere, per guadagnare masse a costo zero. Ecco spiegato come mai le private bank italiane oggi sono così agguerrite di fronte alla terza edizione del condono fiscale dei capitali esportati illegalmente all'estero. Ma gli operatori tricolore devono fare i conti anche con le private bank estere, per nulla contente di vedersi strappare i propri clienti oltre-confine, che però oggi hanno meno appeal sui clienti italiani rispetto al passato. Gli scudi fiscali edizioni 2002 e 2003, grazie ai quali rientrarono in Italia 73 miliardi di euro, avevano favorito innanzitutto gli svizzeri. Ubs e Crédit suisse in testa, perché i clienti allora erano poco restii a lasciare la propria banca di riferimento. Alle loro spalle avevano poi affilato le armi anche le griffe anglosassoni e francesi, magari meno coinvolte direttamente dall'effetto scudo, ma tutte impegnate nella campagna d'Italia. Ma la crisi dell'ultimo anno e mezzo ha colpito alcuni dei più blasonati gruppi internazionali. Che oggi quindi si trovano più in difficoltà a proporsi come gestori dei capitali scudati a quei Paperoni che proprio all'estero avevano investito in hedge fund e in asset strutturati diventati all'improvviso illiquidi. Non solo. A seguito della crisi alcune private bank hanno ridimensionato i propri programmi di crescita in Italia. Come emerge dall'edizione 2009 dell'indagine di Magstat sul private banking italiano in via di pubblicazione. Spiega Marco Mazzoni, curatore della ricerca di Magstat: «Dopo sette anni di crescita, nel 2008 c'è stato un brusco stop della crescita degli operatori stranieri in Italia che oggi sono 38. Nel 2008 non abbiamo registrato alcuna new entry». Anzi c'è stata un'uscita eccellente, quella di Lehman brothers. Magstat stima che a fine 2008 gli asset under management che si spartiscono le private bank in Italia ammontano a 504 miliardi di euro, da 574 miliardi di fine 2007, in gran parte dovuti alle perdite subite dalle borse internazionali, per un totale di 607.580 clienti. Di questi 1.79,8 miliardi di euro (pari al 15,6% del mercato servito) e 85.747 clienti appartengono alle 38 banche straniere dove vi lavorano 1.301 private bankers. «Ma la squadra delle private bank estere è destinata a perdere un altro player di primissimo piano come Citigroup che, a maggio 2009, ha annunciato di voler vendere l'attività di private banking in Italia». Il colosso statunitense era presente nel nostro paese dal lontano 1966. A fine del 2007 aveva venduto, a Banca Euromobiliare, Citibank, rete formata da 5 sportelli e un centinaio di promotori finanziari. «Anche il gruppo elvetico Cornèr banca ha deciso di abbandonare le sue attività di private banking sul mercato italiano. Pertanto, dal mese di aprile 2009, ha posto in liquidazione volontaria l'affiliata Cornèr sim di Milano. Non solo. È in liquidazione anche Bcl advisory del Gruppo Banca Commerciale di Lugano della famiglia Rovelli. Forte ridimensionamento infine per Ubs Italia, che a maggio 2009, ha annunciato di voler licenziare 100 dipendenti e di chiudere cinque filiali nel nostro paese», aggiunge Mazzoni che prosegue: «Tutto questo alla vigilia del terzo scudo fiscale che dovrebbe dare una spinta a tutto il settore». Secondo gli osservatori del mercato, chi, questa volta tra gli esteri, avrà maggiori chance per approfittare dell'operazione rientro dei capitali saranno soprattutto le banche internazionali con una presenza forte in Svizzera. Favorito è anche chi ha una base in piazze meta negli anni passati dei capitali in fuga dall'Italia ,come ad esempio Montecarlo. Tutti comunque si stanno organizzando per non farsi trovare impreparati alla partenza dello scudo prevista per il 15 settembre. Ma alcuni big esteri preferiscono non uscire allo scoperto. Chi invece conferma di puntare sullo scudo è il Crédit agricole che in Italia è presente con il private banking di Cariparma Friuladria. Dice Paolo Contini, responsabile private banking di Cariparma: «Lo scudo fiscale per Cariparma Friuladria rappresenta una grande opportunità in quanto riteniamo di poter fornire ai nostri clienti l'adeguato supporto per gestire al meglio questa operazione. Potremo mettere a disposizione della nostra clientela un'ampia gamma di servizi e prodotti, forti anche dell'appartenenza al gruppo Crédit agricole, che ci consente di poter contare su know-how specifici e una presenza in 74 paesi nel mondo. Attraverso il servizio di private banking ed in stretta sinergia con i canali imprese e corporate», prosegue Contini, «Cariparma Friuladria sarà in grado di assistere a 360° le esigenze della nostra clientela sia in termini di allocazione degli asset da investire, sia in termini di supporto al finanziamento alle imprese». Forte interesse anche in casa Deutsche bank che studia soluzioni ad hoc. Conferma Silvio Ruggiu, responsabile del private banking per Deutsche bank in Italia: «Abbiamo pensato a dei prodotti ad hoc per i nostri clienti e soluzioni in grado di offrire opportunità interessanti anche per fronteggiare il costo relativo all'aliquota prevista per i capitali rimpatriati. Inoltre stiamo pianificando una campagna pubblicitaria a livello corporate dedicata allo scudo fiscale che farà leva sulle forti competenze del gruppo in tema di gestione dei patrimoni e sulla consolidata expertise in termini di consulenza globale più che mai fondamentale per operazioni complesse come quelle previste dallo scudo fiscale». (riproduzione riservata)

 

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