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MILANO FINANZA 25 GIUGNO 2011

 

Magstat, in Italia record di family office

Francesca Vercesi

Crescono le realtą di piccole dimensioni nel private banking italiano, in controtendenza rispetto agli anni precedenti, mentre diminuisce il peso dei big player (ovvero quelli che gestiscono oltre 10 miliardi di euro). La quota di mercato dei 13 operatori con patrimoni molto consistenti, insomma, č passata dal 66,6% di fine 2009 al 64,7% di fine 2010. Il 20,4% del mercato del private banking č in mano a strutture con patrimonio inferiore ai 5 miliardi, contro il 19,9% del 2009, e il 14,9% del mercato č controllato dalle strutture con patrimoni tra i 5 e i 10 miliardi, dal 13,5% del 2009. In particolare c'č stato un forte aumento nel numero di family office cresciuti da 105 a 117 unitą (i primi tre detengono il 28% del mercato), mentre le altre categorie sono passate da 121 di fine 2009 a 120 di fine 2010. Quindi gli operatori sono aumentati da 226 a 237. Stimando che il mercato italiano del private banking valga 880 miliardi (+10,7% rispetto al 2009) la quota non ancora raggiunta dai servizi di private banking č pari al 32% (284,8 miliardi). Č quanto emerge dall'edizione 2011 dell'indagine annuale sul private banking italiano condotta da Magstat, giunta all'ottava edizione, che Milano Finanza pubblica in anteprima. «Dopo la forte frenata del 2008, pari a -111 miliardi, nel biennio 2009-2010, il mercato italiano del private banking ha messo a segno un recupero tanto da superare il massimo storico di fine 2007 sia per il mercato servito sia per quello potenziale», spiega Marco Mazzoni, curatore dell'indagine. Al 31 dicembre 2010, gli asset che si spartiscono i 237 operatori ammontano a 595,24 miliardi (+6,4% sul 2009) suddivisi su 668.709 clienti. Di questa cifra, 338,3 miliardi sono in mano alle 51 banche commerciali italiane, 105,3 alle 34 banche d'affari straniere, 54 alle 10 banche italiane indipendenti specializzate, 22 alle 22 sgr, sim e alle boutique, 43,1 alle tre reti di pf con strutture private e 32,5 ai 117 family office. Quanto allo stock dei primi cinque operatori italiani, mantengono le prime posizioni Unicredit p.b. (89,5 miliardi), Intesa Sanpaolo p.b. (73,6 miliardi) e Ubi p.b. (35,2 miliardi) anche se a fine 2010 la seconda č stata superata dalla prima. I tre gestiscono il 33,3% dello stock in diminuzione sia sul 2009 (34,7%) sia sul 2008 (35,8%). Banca Fideuram e Banca Aletti, al quarto e al quinto posto rispettivamente (invariate), portano al 43,2% i patrimoni detenuti dai big five domestici, contro il 44,4% del 2009. Ma, mentre per Unicredit p.b., Ubi p.b. e Banca Fideuram i patrimoni sono riferiti alla clientela con disponibilitą superiori ai 500 mila euro, per Intesa Sanpaolo p.b. e Banca Aletti la soglia č pari a un milione. (riproduzione riservata)


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