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MILANO FINANZA 23 gennaio 2017

I

BANCHE E ASSICURAZIONI

 

Private bank, il mistery shopping di Mediobanca

promuove B. Generali

 Paola Valentini 

 

È il mistery shopping l'ultima frontiera della valutazione delle private bank italiane. È una tecnica di marketing che si basa sull’utilizzo di "clienti" che in realtà sono professionisti in incognito assoldati per comprendere meglio la qualità dei servizi offerti.

Si è affidata a un'analisi di questo tipo Mediobanca Securities che ha messo sotto i riflettori le quattro big  quotate nella raccolta e gestione del risparmio focalizzate nel private banking e più in generale nei servizi relativi all'amministrazione della ricchezza: Azimut, Banca Generali, Banca Mediolanum e Fineco. La conclusione? Promossa Banca Generali, bocciata Banca Mediolanum. Nel limbo le altre due.

Il broker parte da un dato di fatto: il private bank nel mondo è cresciuto a un tasso medio annuo del 6,6% tra il 2010 e il 2015 grazie al boom dei Paperoni asiatici, la cui ricchezza è salita nel periodo del 10% l'anno, superando per la prima volta nel numero i ricchi del Nord America.

L'Europa si comporta bene in quest'ambito, nonostante l'area abbia vissuto negli ultimi anni una dolorosa crisi economica: qui il tasso di crescita annuo si è attestato al 5,9%. Leggermente inferiori sono i numeri relativi all'Italia, ma malgrado un'economia che non decolla, in base ai dati Magstat il patrimonio gestito (da 253 operatori tra private bank e family office) è salito del 15% da 751 miliardi di fine 2014 a 865 miliardi di euro del 2015.

Magstat stima che il mercato italiano del private banking e del family office valga complessivamente 1.090 miliardi, quindi la quota non ancora raggiunta dai servizi di private banking è pari al 20,7% (225 miliardi) che si discosta di molto dalla percentuale raggiunta l'anno precedente (24,1%).

"La crescita del business del wealth management è il fattore chiave per il settore dato che c'è un ampio margine di sviluppo rappresentato dai 225 miliardi di ricchezze non ancora servire da operatori specializzati nel private banking", afferma il broker.

Detto questo, dai risultati dell'indagine anonima di Mediobanca emerge che il private bank italiano ha ancora molta strada da fare, a livello di offerta, per dirsi veramente tagliato su misura sulle esigenze dei clienti facoltosi.

"Con l'eccezione di Bg Solution di Banca Generali e Azimut Max di Azimut, ci hanno generalmente offerto prodotti standardizzati con linee di investimento predefinite e fondi selezionati da algoritmi. In pochi casi i private banker hanno proposto di scegliere insieme gli asset da inserire in portafoglio e soltanto in un caso, quello di Banca Generali, ci hanno offerto di incontrare il gestore responsabile del nostro dossier titoli", scrive il broker in una nota pubblicata oggi che dà conto delle conclusioni della mistery analysis.

Mediobanca racconta poi che in alcuni casi la quota minima da investire in fondi della casa è particolarmente alta, come in Banca Mediolanum e altrettanto alto è, sempre in Banca Mediolanum e anche in Azimut, il Ter totale (ovvero i costi totali, ndr) a causa all'incidenza delle commissioni di performance.

Inoltre, "l'unico caso in cui non abbiamo trovato un conflitto di interesse tra i margini della società, la remunerazione del consulente e i prodotti o servizi offerti al cliente è stato nel contratto di consulenza a parcella proposto da Fineco. In tutti gli altri casi, l'inclusione di fondi della casa rende l'equilibrio totale di portafoglio un po' assimmetrico per il cliente. In tre casi su quattro ci hanno offerto prodotti con commissioni superiori al 2% e con poca personalizzazione", si legge nel report.

Fineco è stata pioniere in Italia una decina di anni fa nell'introdurre per i clienti d'alta gamma la consulenza a parcella, introducendo nel contratto di consulenza una grande novità: la restituzione al cliente delle commissioni di gestione retrocesse al gruppo dalle società di asset management, in questo modo si evita il rischio di conflitto di interessi perché il consulente e la banca non sono remunerati sulla base dei prodotti venduti.

Fineco punta sull’advisory facendo leva sugli oltre 3.600 fondi e sicav di società terze con i quali la banca ha siglato accordi di distribuzione.

Le conclusioni non sono confortanti, ma lasciano comunque spiragli di speranza perché ci sono ampi spazi di miglioramento da realizzare soprattutto in vista dell'enorme mercato potenziale non ancora servito da strutture specializzate, pari come detto a 225 miliardi.

"Tutti gli operatori italiani attivi nella raccolta e gestione del risparmio stanno coprendo in modo attivo questo settore, ma la maggior parte di loro lo fa con soluzioni in serie e con costi superiori ai 200 punti base", avverte l'investment bank.

"Crediamo che queste società abbiano scelto questo modello di costi e di servizio per non diluire troppo l'attuale redditività e per non mettere a rischio il business dell'asset management. In ogni caso", rincara la dose Mediobanca, "questo non è un vero private banking e l'arrivo della Mifid 2 (nel 2018, ndr) renderà poco sostenibile caricare commissioni sopra il 2% a fronte di prodotti standardizzati e ciò sarà visibile in termini assoluti, ovvero in migliaia di euro".

Se la situazione delle big è questa, d'altra parte si aprono spazi di crescita per le boutique attive nel segmento più alto, quello dei patrimoni compresi tra 1 e 10 milioni di euro, che possono offrire soluzioni tagliate su misura. "Vediamo attraenti opportunità per operatori di nicchia come Banca Intermobiliare, Banca Profilo e Banca Leonardo, solo per citarne alcuni", afferma Mediobanca.

"Queste private bank hanno possono servire i clienti con soluzioni di asset allocation cucite addosso al cliente con prezzi equi, senza conflitti di interesse causate dalla necessità di remunerare la rete e senza obblighi di offrire portafogli in cui è inserito un certo ammontare di fondi propri", conclude il broker.

 

 

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