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MILANO FINANZA 22 ottobre 2016

Milano Finanza

del 22/10/2016

di Elena Dal Maso

 
 

Il regno delle fiduciarie

 

I tassi negativi e il programma della Bce di acquisto di asset non aiutano le banche e il mondo finanziario a garantire margini interessanti. C’è quindi bisogno di un sostegno. E un aiuto può essere offerto dalla consulenza straordinaria, quindi non solo asset management, nei confronti dei capitali delle famiglie con una o più società alle spalle. In quest’ottica si sta muovendo Mediobanca. Lunedì 17 Spafid, la storica fiduciaria di Piazzetta Cuccia, l’unica in Italia che fa capo a una merchant bank, ha annunciato l’acquisizione di Fider srl, fiduciaria milanese che fa capo agli avvocati Luca Arnaboldi e Alberto Rittatore Vonwiller, oltre ai commercialisti Paolo Baruffi, Gilberto Comi e Andrea Rittatore Vonwiller. Sono tutti partner dello studio legale Carnelutti, specializzato in operazione bancarie e finanziarie, fusioni e acquisizioni e diritto tributario. «L’operazione ha un impatto limitato sulla crescita della massa fiduciaria di Spafid, che si aggira a poco più di 4 miliardi di euro», spiega a MF-Milano Finanza Stefano Pellegrino, amministratore delegato di Spafid. «E’ tuttavia strategica, perché ci permette di avviare una collaborazione di lungo periodo con lo studio Carnelutti», racconta l’a.d.. «I servizi di amministrazione evoluta di grandi patrimoni, specie di famiglie imprenditoriali, assieme al lavoro di Spafid Family Office sim, all’assistenza societaria operativa a società quotate e quotande, costituiscono una piattaforma inedita e in linea con la strategia del gruppo Mediobanca».

Fra le attività a valore aggiunto di un family office c’è anche la consulenza nei passaggi generazionali, servizio che non assorbe capitali ma crea commissioni. Future acquisizioni da parte di Spafid saranno fatte sempre in base a un’ottica di selezione accurata. Fider è la seconda del 2016, dopo che in primavera Spafid ha rilevato a Verona Consulfiduciaria, guidata dai soci di riferimento dello studio Mercanti Dorio e Associati. Verona rappresenta la prima filiale italiana della fiduciaria di Piazzetta Cuccia, da qui vengono seguiti i clienti del Nordest. La fiduciaria si sta muovendo all’interno di un’attività di consolidamento del settore. Consolidamento spinto dai margini ristretti e da una normativa sempre più stringente e costosa per queste società, sottoposte al controllo di Banca d’Italia, come si può leggere nella circolare 288 del 3 aprile 2015. Sono oltre 250 le fiduciarie in Italia, che gestiscono 100 miliardi di euro di masse, prosegue Pellegrino, il 70% del denaro è controllato da una trentina di realtà, che fa capo per lo più a banche. E’ cresciuta per vie interne ed esterne Cfo sim, realtà guidata da Andrea Caraceni. Il family office milanese oggi gestisce 1,6 miliardi di euro. Anche Caraceni ha diversi dossier sul tavolo, anche di sgr, «perché manca al nostro modello», così come la fiduciaria statica. La sim ha appena ottenuto, venerdì 21 ottobre, il via libera per diventare nomad (nominated advisor) sul segmento Aim di Borsa Italiana. Porta in questo modo le piccole e medie aziende in borsa nel segmento creato specificatamente per loro. Il gruppo Cfo dichiara oggi una redditività interessante, fra il 5 e il 10%. Secondo uno studio condotto da Magstat, società specializzata negli studi sul private banking e il wealth management, i maggiori family office in Italia sono dieci e Cfo sim è uno di quelli. Gli altri sono Tosetti Value sim, Global Wealth Management spa, Nextam Partners sim, B&d Holding di Marco Drago & c. sapa, Fiduciaria Orefici, The Family office group, Jc Capital ltd, Banor sim e Camperio sim. La maggiore fiduciaria in Italia, invece, è Unione Fiduciaria, nata dalle banche popolari e cresciuta anche attraverso acqusizioni importanti. Unione Fiduciaria ha 19 miliardi di euro di masse amministrate, considerando quelle della controllata Istifid, rilevata lo scorso aprile (ha portato in dote 3 miliardi di masse e clienti rilevanti). La società presieduta da Roberto Ruozi ha chiuso il 2015 con ricavi passati da 30,2 a 35,46 milioni e un utile netto balzato del 73% a 3,47 milioni. Anche lo scorso anno Unione Fiduciaria si era mossa sul mercato, rilevando il ramo d’azienda relativo all’attività di fiduciaria statica di Ubi fiduciaria e stringendo un accordo commerciale con la banca per mantenere e consolidare la collaborazione con il gruppo brescian-bergamasco. Unione fiduciaria ha così acquisito mandati che generano masse per circa un miliardo di euro. Sempre lo scorso anno il gruppo milanese ha portato a termine l’acquisizione del ramo d’azienda di Fiducia spa, fiduciaria della Cassa di risparmio di San Miniato. (riproduzione riservata)

 

 

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