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MILANO FINANZA 19 dicembre 2015

MILANO FINANZA - NUMERO 164   PAG. 29  DEL 20/08/2016

RISPARMIO GESTITO

Un banker per l'arte

Quadri e sculture sono visti sempre più strategici per diversificare. Banche e family office si attrezzano.

di Francesca Vercesi

L’opera d’arte, dai quadri alle sculture fino all’antiquariato, è da considerarsi a tutti gli effetti un’asset classe alternativa e gli addetti ai lavori dicono che l’interesse è in crescita: alla base di questo ci sono diversificazione del rischio e vantaggio fiscale, l’alta volatilità mostrata dai mercati finanziari che fa ripensare alla costruzione di un portafoglio e, infine, l’aumento su scala globale degli individui ad alto reddito.

Sul primo punto, in Italia non esiste una tassa sulle plusvalenze che derivano dalla compravendita delle opere d’arte e non devono essere denunciate nella dichiarazione dei redditi. Spiega Marco Mazzoni, presidente di Magstat «la vendita delle opere d’arte da parte dei privati non è soggetta a Iva e non genera imposte sulla plusvalenza che viene dalla cessione. La vendita di opere d’arte da parte delle gallerie, al contrario, è soggetta a Iva al 22% mentre la vendita di opere d’arte realizzata dall’autore o dai relativi eredi ha un’ Iva del 10%. In particolari condizioni, però, è possibile prevedere il pagamento dell’Iva solo su una parte del valore dell’operazione». E così, accanto a bond e azioni, si affacciano le opere d’arte per costruire un portafoglio diversificato. In Italia il 30% circa degli operatori finanziari specializzati nel private banking offre servizi di art advisory ai clienti. Di questo, solo il 22% ha una divisione interna, gli altri li offrono stringendo rapporti di collaborazione con società di consulenza specializzate nel campo dell’arte come Open-Care, ArtNetWorth e l’Artfin o con case d’aste come Christie’s e Sotheby’s.

Intanto Banca Euromobiliare (gruppo Credem ) ha lanciato un servizio di art advisory, offerto dalla struttura di Global Wealth Advisory sulla base della considerazione che quello dell’arte non è più un settore elitario relegato agli investimenti dei collezionisti e, avendo dinamiche complesse, va approcciato con l’ausilio di esperti. Spiega Eugenio Periti, responsabile area private banking di Banca Mps : «Abbiamo sviluppato servizi specifici, anche tramite partnership, per dare supporto ai clienti nel mondo degli investimenti in passione tra art advisory e art management (assicurazione, deposito, trasporto, prestiti a musei, ndr). Da poco abbiamo seguito un cliente nella vendita all’asta, che si è tenuta a Los Angeles, di una vettura d’epoca di elevato valore». La banca ha inoltre Art Report, periodico di arte e economia redatto dal servizio studi e ricerche. In particolare l’analisi di mercato si basa sulla costruzione di indici: l’Mps  Art Market Value (un paniere di 10 società quotate operanti nel comparto artistico) e l’Mps  Global Painting Art, costruito sul fatturato della pittura realizzato dalle principale case d’asta internazionali. Anche il servizio di art advisory di Fideuram Intesa Sanpaolo  private banking affianca i clienti meno esperti in un percorso di educazione all’arte che può portarli ad avviare una collezione o a realizzare alcune operazioni mirate e fornisce assistenza indipendente per la valorizzazione e la gestione di patrimoni artistici ereditati.  «Nell’attuale situazione di notevole instabilità economica l’investimento in arte appare ancora un ottimo scudo contro la crisi. Il servizio è gratuito e indirizzato ai clienti private a cui viene offerta una consulenza personalizzata. Lo gestiamo attraverso la società Eikonos Arte», spiega Francesco Velluti, responsabile marketing e rete di Intesa Sanpaolo  private banking. L’indicazione, da parte della banca, è di rivolgersi ad artisti già stabilizzati sul mercato internazionale «evitando pericolose incursioni negli ambiti più speculativi. È molto rischioso rivolgersi ad artisti dell’ultima generazione soprattutto quando la volatilità dei prezzi è alta. Nell’ambito dell’arte antica i valori calmierati, inferiori anche del 40% rispetto a 10 anni fa, appaiono ora favorevoli a medio-lungo termine soprattutto in un’ottica rinnovata di bene rifugio. Di particolare interesse la pittura dell’800», conclude Velluti. Anche per Domenico Filipponi, responsabile dell’art advisory di Unicredit , «gli ultimi appuntamenti internazionali hanno confermato un mercato forte e solido. La Brexit poi ha avuto, almeno nell’immediato, un effetto positivo rendendo più appetibili gli acquisti in sterline a seguito della debolezza della valuta inglese come dimostrano le alte percentuali di venduto delle aste londinesi di fine giugno. Registriamo un aumento costante di richieste di consulenza da parte di clienti che guardano al mercato dell’arte come un territorio interessante ai fini di un buon investimento. L’arte è sempre più considerata un asset strategico per una buona diversificazione». Aggiunge Filippponi: «il mercato dell’arte è sempre più globale e questo offre garanzie di solidità e più stabilità. I prezzi in generale sono in crescita, ma meno che nel recente passato. Un dato questo che giudico positivamente. Un mercato selettivo, che premia le opere di qualità, è sicuramente preferibile, anche in un’ottica di investimento. Abbiamo assistito a dei fermi per alcuni artisti ma, anche in questo caso, non leggerei il dato negativamente. Non sono tanto il segnale di una contrazione della domanda quanto di una correzione dei prezzi che il mercato impone quando percepisce che la corda speculativa è stata tesa troppo. Oltre alle blue chip globali, da Picasso a Warhol, l’arte italiana del dopoguerra continua a registrare un alto gradimento sul mercato internazionale. Non solo Fontana Burri, Manzoni Castellani, però. Una sempre maggiore attenzione è dedicata a quegli artisti, attivi per lo più tra gli anni ’60 e ’70, storicamente consolidati ma commercialmente non ancora premiati, che hanno opportunità di rivalutazioni promettenti». Il servizio di Unicredit  è strutturato come un centro di competenza indipendente interno alla banca che dialoga con tutte le realtà che il mercato dell’arte esprime sia a livello nazionale sia internazionale: «Dalle gallerie, agli antiquari o le case d’asta alle Fondazioni e gli archivi degli artisti, dagli storici dell’arte ai direttori di musei, dalle società assicurative a quelle di custodia e trasporto fino ai laboratori di restauro», spiega Filipponi. Anche in Tosetti Value sim si sta dando sempre più spazio all’art advisory. Dice il presidente e ad del multi family office, Dario Tosetti: «abbiamo all’interno una competenza per aiutare i clienti a scegliere i consulenti giusti e cerchiamo di dialogare con le famiglie affinché riescano a fare ordine nei loro acquisti. Ci sono famiglie dove l’arte è entrata come cultura da generazioni e lì il nostro ruolo è condividere esperienze mentre ce ne sono altre che invece vanno instradate. Trimestralmente, con il progetto Prospettive, ospitiamo nei nostri spazi mostre di fotografia di grandi autori, con cui poi organizziamo incontri di analisi e confronto tra macroeconomia e arte. A giugno abbiamo organizzato l’incontro Prospettive sul Petrolio coinvolgendo l’autore internazionale Burtynsky e imprenditori del calibro di Edoardo Garrore, presidente Erg , e Francesca Lavazza, direttore corporate image di Lavazza». (riproduzione riservata)

 
 

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