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MILANO FINANZA 19 dicembre 2015

Numero 250,  pag. 41  del 19/12/2015

 

I VOSTRI SOLDI IN GESTIONE

 

Private banking Grazie agli acquisti dei nuovi ricchi asiatici il mercato dell'arte vive un boom. Ecco come approfittarne

 

Investire in bellezza

 di Francesca Vercesi 

 

Nelle collezioni dei miliardari cinesi fanno bella mostra di sé quadri di Chagall, Munch, Van Gogh, Picasso, Modigliani, Koons, Rothko, Monet e il meglio delle aste andate negli ultimi dieci anni. Un po' per la scarsità di asset class alternative profittevoli, un po' perché l'arte, per i nuovi ricchi, è apparenza indispensabile per essere globalmente ammessi in società. Sta di fatto che il settore è di nuovo al centro, anche perché è stato uno degli investimenti che si è ripreso prima e meglio e perché la Cina è entrata prepotentemente, rompendo il duopolio Usa/Regno Unito che ha caratterizzato per decenni il mercato dell'arte mondiale. «L'opera d'arte è da considerarsi a tutti gli effetti un'asset class alternativa», commenta Marco Mazzoni, presidente della società di consulenza Magstat Consulting. E spiega: «C'è anche da dire che la diversificazione del rischio e il vantaggio fiscale spingono sempre più clienti a usare questa forma di investimento. In Italia, per esempio, non esiste tassa sulle plusvalenze originate nella compravendita delle opere d'arte e non devono essere denunciate nella dichiarazione dei redditi». Complice dei picchi di rialzo delle quotazioni e del grande entusiasmo verso il settore è stata anche la grande liquidità che è stata immessa nel sistema da parte delle banche centrali negli ultimi anni, attraverso il Quantitative easing, tanto che le valutazioni delle opere d'arte sono tornate a lievitare, spesso senza riflettere il valore intrinseco dell'opera. Quasi sempre, infatti, è il mercato a influenzare il mondo istituzionale o le valutazioni dello storico dell'arte; non esiste artista contemporaneo, riconosciuto come tale, che non sia stato prima consacrato dal mercato e dai collezionisti nel momento in cui decidono se acquistare o meno, e a quali prezzi, le sue opere. Diventato l'artista una questione di mercato sufficientemente forte o rilevante (che significa internazionalmente affermato), consegue il riconoscimento del suo valore da parte del museo. Così, mentre Alberto Burri (1915-1995) è stato consacrato prima da puntigliosi storici dell'arte e da alcune coraggiose soprintendenze statali e solo dopo si è affermato nella storia del mercato dell'arte, oggi artisti come Jeff Koons, Maurizio Cattelan o Damien Hirst sono nati all'interno del mercato, accreditati dalle aste e dalle esposizioni delle loro opere nelle fiere-mercato mondiali, e successivamente, anche, dalla storia dell'arte con esposizioni presso i musei. E i nuovi ricchi di Cina e Sud America, dalla mania del lusso, sono passati all'ostentazione della beneficenza e della cultura. Racconta Benjamin Mandel, executive director, multi-asset solutions di J.P. Morgan Asset Management all'interno di un report commissionato da Citigroup dal titolo The global art market in 2030: «Il mercato globale per le aste d'arte è cresciuto fortemente dopo l'inizio del nuovo millennio, quando le vendite si aggiravano sui 3 miliardi di dollari in totale. Da allora, il fatturato globale delle aste è cresciuto a un tasso medio annuo del 13%, toccando i 16,1 miliardi di dollari. Non male considerando che il periodo è stato scandito dalla più profonda recessione globale dell'ultimo secolo. Per contestualizzare, nello stesso periodo il Pil mondiale e le esportazioni sono cresciuti, rispettivamente, del 3,5 e dell'8,1% l'anno. I nuovi miliardari, che Citi definisce Nwb (New wealth builders), e che domineranno il mercato da qui al 2020, stanno passando dal consumo al possesso, dall'impeto dell'eccesso all'investimento. Tanto che pezzi fondamentali dell'arte occidentale stanno lasciando l'Europa per ricostruire la cultura altrui. A fine 2014 la Cina ha registrato una quota del 27,3% nel mercato dell'arte (era 0,21% nel 2000) e quest'anno è appena dopo gli Stati Uniti e davanti alla Gran Bretagna. Seguono, ma molto timidamente, Francia, Germania, Svizzera e Italia (1%). Pechino, attraverso Hong Kong, ha raddoppiato gli acquisiti sia da Christie's sia da Sotheby's, di cui è primo cliente. Così le Donne di Algeri di Picasso ha fatto registrare il record di sempre (179,4 milioni di dollari) e il Nu Couché di Modigliani è arrivato a 170,4 milioni di dollari. Sempre secondo il report, sebbene l'arte abbia rallentato durante gli anni di crisi, il mercato è cresciuto a un tasso medio annuo del 13% dal 2000 a oggi arrivando a toccare un valore di 16,1 miliardi di dollari su scala mondiale e la corsa è destinata a proseguire almeno per i prossimi 15 anni, anche se il ritmo non sarà in costante ascesa. Secondo gli esperti della banca americana chi opera nel mondo dell'arte dovrà accontentarsi di un +9% l'anno che rappresenta comunque un risultato molto interessante. Dall'inizio del millennio a oggi, in altre parole, ad alimentare la crescita sono stati i nuovi ricchi e le performance stellari dei quadri più cari. Questi due aspetti, che adesso sono al massimo del loro potenziale, potrebbero perdere nel tempo parte della loro forza. Ecco perché è previsto un rallentamento dal 13 al 9%. Fanno sapere nella ricerca gli esperti di Citi che «la doppietta Gran Bretagna-Stati Uniti che controllava l'80% del mercato ha oggi un terzo player: la Cina che, in un arco di 14 anni, ha scavalcato 17 Paesi. I tre insieme oggi controllano più dell'85% del mercato». Aggiungono: «Quello dell'arte è un mercato che ha dei contorni di difficile individuazione». Comprare un Picasso, infatti, significa distinguersi, aggiudicarsi il quadro più caro di sempre, impossessarsi delle icone della bellezza occidentale, rompere i confini. Ci si chiede, a questo punto, quale sarà la tenuta di questo settore dato che, nel complesso i prezzi di vendita media sono cresciuti del 50% negli ultimi 14 anni. Conclude Mandel: «Secondo noi probabilmente nel futuro i numeri non saranno gli stessi ma questo tipo di investimento resterà solido e la crescita nel settore anziché stellare diventerà equilibrata. Si tratta solo di cambiare un aggettivo». E l'Italia? L'arte italiana vale solo l'1% del mercato mondiale. A incidere negativamente, oltre all'eccessiva burocrazia, c'è la notifica: non si può vendere all'estero opera d'arte di oltre 50 anni ritenuta di rilevante importanza per il patrimonio nazionale. (riproduzione riservata)

 

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