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MILANO FINANZA
Milano Finanza
Numero 140, pag. 12 del 18/7/2009
Autore: Gabriele Frontoni
 
Con le società fiduciarie l'anonimato è totale. Ma costa.
 

Le società fiduciarie scaldano i motori per la nuova edizione dello scudo italiano. Come fare per approfittare dei vantaggi offerti dal terzo «varco fiscale» concesso da Tremonti mantenendosi al riparto da sguardi indiscreti? Per esempio, attraverso una società fiduciaria. Il sistema è semplice. Chi vuole regolarizzare i capitali detenuti all'estero, quote societarie o titoli di altro genere, può dare mandato a una società fiduciaria che per conto del cliente si occuperà della gestione degli interessi del mandatario garantendo il totale anonimato. «In Italia il 58% degli operatori finanziari specializzati nel private banking offre servizi fiduciari alla propria clientela. Il prossimo scudo fiscale metterà nuovamente sotto i riflettori le fiduciarie così come accadde in passato», spiega nel suo ultimo rapporto sul private banking Marco Mazzoni della società di consulenza Magstat. «I due precedenti scudi hanno decretato il successo delle società fiduciarie che garantiscono al cliente finale un grado di riservatezza e confidenzialità superiore a quello ottenibile tramite i normali intermediari», fa eco Saverio Perissinotto, amministratore delegato di Sirefid e condirettore generale del private banking del gruppo Intesa Sanpaolo. «Inoltre il cliente può usufruire della fiduciaria come sostituto d'imposta per gli adempimenti fiscali previsti dalla normativa italiana». Come avviene il rientro dei capitali? «Il soggetto deve presentare una dichiarazione riservata all'intermediario di cui intende avvalersi per il rientro o la regolarizzazione degli asset», spiega Fabrizio Vedana, direttore dell'area legale di Unione Fiduciaria. «A quel punto si apre un mandato per conto del cliente alla gestione degli asset in oggetto. In altre parole, nel caso di trasferimento di quote societarie, per esempio, al registro delle imprese non risulterà il nome del reale proprietario ma quello della fiduciaria. In questo modo si garantisce il totale anonimato dei soggetti».

Quanto costa poter usufruire di questi vantaggi? «Il mandato fiduciario standard nel nostro caso si aggira intorno all'1 per mille del capitale rimpatriato. Ma il costo varia sensibilmente a seconda della complessità delle operazioni previste dal mandato e dal valore degli asset», risponde Marco Cascino, amministratore delegato di Cordusio Fiduciaria (Unicredit). Intanto c'è chi, come Banca Aletti, ha predisposto strutture dedicate a fornire consulenza sul nuovo scudo fiscale. «Per le operazioni più complesse, soprattutto societarie, o per coloro che necessitano di un grado superiore di riservatezza, potrebbe essere opportuno ricorrere ai sevizi della nostra fiduciaria», aggiunge Giovanni Marafante, direttore generale di Aletti Fiduciaria. Assai strutturata anche l'offerta di Ubs Fiduciaria: «La nostra struttura è in grado di offrire servizi di amministrazione del patrimonio familiare che vanno al di là della semplice intestazione fiduciaria», dice l'amministratore Sergio Rogani. Che cosa dovrebbe decretare il successo del terzo scudo fiscale italiano? «Il mondo è cambiato», commenta Perissinotto. «La crisi ha modificato la gerarchia degli intermediari spodestando le banche d'affari dall'Olimpo dei guru della finanza. E questo è avvenuto a favore delle banche retail che hanno fatto da contrappeso agli scossoni della crisi. Queste dinamiche si sono tradotte in un ripensamento della gestione realizzata all'estero a vantaggio di quella domestica». Dello stesso avviso è Rogani: «Dopo l'ultima crisi ci si è resi conto che la prossimità geografica costituisce un elemento che non si può trascurare». Non solo. «Vista la crociata lanciata contro i centri offshore», conclude Cascino, «mi aspetto che stavolta lo scudo fiscale abbia un successo ben superiore al passato. Non credo che nessuno voglia correre il rischio di tenere i soldi parcheggiati affianco ai fondi neri, frutto dei proventi della criminalità, gli unici che saranno costretti a restare confinati nei paradisi fiscali». (riproduzione riservata)

 

 
 
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