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MILANO FINANZA 18 AGOSTO 2012

Milano Finanza

Numero 162, pag. 21 del 18/8/2012


Private, il risiko della crisi
 

 

Julius Baer ha rilevato il business estero di Merrill Lynch e in Italia ha appena stretto un accordo con Kairos.
Adesso è pronta a fare concorrenza a Ubs e Credit Suisse. Mentre tra gli italiani crescono le reti.

 

di Roberta Castellarin  

 

Il protagonista dell'estate del risiko del private banking è sicuramente Julius Baer. Il colosso svizzero si è appena aggiudicato tutte le attività di private banking di Bank of America Merrill Lynch al di fuori degli Stati Uniti e del Giappone: un'operazione che consente al valore del patrimonio in gestione della casa svizzera di fare un balzo del 40% fino a 251 miliardi di franchi svizzeri.

Descrizione: http://www.milanofinanza.it/artimg/2012/162/1785508/1-img456976.jpgUn'operazione che fa il paio con quella di un mese fa quando Julius Baer ha stretto un accordo con l'italiana Kairos, diventando protagonista anche nel mercato italiano finora dominato, tra le banche estere, da Ubs e Credit Suisse, come emerge anche dall'analisi effettuata dalla società di consulenza Magstat sulle masse amministrate dalle banche dedicate ai vip in Italia. A fine 2011 Ubs era al quinto posto della classifica con oltre 23 miliardi di asset e il Credit Suisse si trovava in nona posizione con 14,5 miliardi di asset con Julius Baer fuori dalla top ten. Dopo l'accordo con Kairos e l'acquisizione delle masse di Merrill Lynch in Italia la situazione è destinata a cambiare. Sottolinea Marco Mazzoni di Magstat: «Dopo questa operazione di Julius Baer sul mercato italiano del private banking cresce la presenza degli operatori svizzeri, mentre si riduce quella degli anglosassoni». Prima di Merrill Lynch aveva rinunciato alla presenza diretta sul mercato italiano già Citibank, che oggi segue i Paperoni tricolore direttamente da Londra.

Descrizione: http://www.milanofinanza.it/artimg/2012/162/1785508/2-img923520.jpgLa stessa strategia sposata da Goldman Sachs che segue direttamente dal Regno Unito i vip italiani. Solo Schroder ha mantenuto un quartier generale in Italia.

La calata delle banche svizzere è tutt'altro che casuale. Sul risiko del mercato italiano del private banking infatti si vedono gli effetti di quanto sta accadendo in nella Confederazione. Il Paese, da sempre protagonista nella gestione dei portafogli dei Paperoni, ora vuole cambiare volto e trasformarsi da paradiso fiscale a piazza finanziaria trasparente. Dopo gli accordi siglati da Berna con Gran Bretagna, Germania e Austria, che prevede un'imposta liberatoria sui capitali non dichiarati depositati nella Confederazione in cambio del mantenimento del segreto bancario, gli operatori si aspettano che presto un accordo simile venga fatto anche con il governo italiano. Da qui la necessità di puntare su nuove strategie per continuare ad avere un ruolo importante nella gestione dei risparmi degli italiani. Tanto più che gli investitori che non fuggono dal fisco del proprio Paese sono molto più attenti a commissioni e servizi. Spiega un private bank di un importante banca estera: «Chi ha scudato e ha riportato i soldi in Italia, anche se li ha mantenuti nella stessa banca, ora è molto più sensibile alle commissioni applicate. Prima era focalizzato sul segreto, oggi valuta con attenzione gestione e costi». Una volta perso l'appeal del paradiso fiscale, l'offerta elvetica deve essere più competitiva quindi dal punto di vista di costi e servizi offerti. Da qui anche la necessità di aumentare le masse, condizione necessaria per applicare commissioni competitive.

Certo l'analisi deve tenere conto anche di quanto accaduto sui mercati dall'inizio della crisi dei debiti sovrani. Le banche svizzere hanno infatti potuto puntare in questo ultimo anno sulla carta della diversificazione valutaria e del rifugio dall'eurocaos. E sempre la crisi ha beneficiato anche le reti di promotori finanziari. La debolezza dei loro primi competitor, ossia le banche, fa sì che il business navighi a gonfie vele. «Da sempre nei periodi di crisi le reti di promotori hanno una marcia in più. Da una parte i clienti si sentono più seguiti da promotori e banker rispetto al servizio dato allo sportello», dice Mazzoni. Ma non solo. «Quando i mercati vanno bene è più difficile convincere il cliente a cambiare banca, mentre dopo un periodo negativo per i mercati finanziari è più facile trovare investitori scontenti pronti a cambiare», aggiunge Mazzoni.

Nel primo semestre del 2012 questa tendenza è stata confermata e hanno fatto il pieno di raccolta Azimut, Banca Generali e Mediolanum (vedere anche servizio a pagina 10). Il gruppo presieduto da Ennio Doris ha registrato nel semestre una raccolta di 1,7 miliardi, contro i 928 dello stesso periodo del 2011. Banca Generali ha avuto un flusso positivo totale di oltre 1 miliardo; per il gruppo guidato da Piermario Motta è stato il migliore risultato dal 2007 e quindi da prima che iniziasse la crisi dei subprime nel 2008 e quella dei debiti sovrani del 2011, ancora in corso. Brinda anche Pietro Giuliani, presidente e ceo di Azimut, che ha registrato una raccolta netta di 865 milioni (+603% rispetto al primo semestre 2011).

Le reti strappano clienti agli sportelli, mentre mantengono le posizioni le divisioni private dei grandi gruppi bancari. Intesa Sanpaolo Private Banking al 30 giugno 2012 ha registrato un risultato netto di 68,8 milioni, in aumento del 48,1% rispetto al corrispondente periodo 2011 (46,5 milioni); le masse amministrate della clientela hanno registrato un incremento di 2 miliardi da inizio anno (+3%), da 71 a 73 miliardi a livello di Rete Italia-Segmento Private e da 66,4 a 68,9 miliardi (+4%) a livello di Intesa Sanpaolo Private Banking spa, grazie alla gestione delle attività finanziarie detenute dalla clientela e all'apporto di masse fresche per 0,3 miliardi. In particolare, è risultato molto positivo il dato della raccolta netta di fondi e sicav (0,7 miliardi), in un contesto di mercato difficile che presenta, per i fondi comuni aperti, un flusso negativo di 5,2 miliardi da inizio anno. L'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Private Banking, Paolo Molesini, evidenzia che «i risultati reddituali e di crescita ottenuti nel semestre, tanto più apprezzabili viste le difficoltà del contesto economico, sono frutto del costante impegno della banca sui fattori chiave di qualità del servizio offerto e della politica di contenimento dei costi». (riproduzione riservata)

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