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MILANO FINANZA
Milano Finanza - Fondi, Gestioni & Private Banking
Numero 053, pag. 2 del 15-03-2003
di Carla Ferron

Dopo lo scudo/2 In un anno i private banker sono passati da 396 a 489. A reclutare sono state le società che hanno puntato sul rimpatrio, come Steinhauslin e Ubs. Ma gli esteri...

La carica dei cinquecento


Da inizio 2002 a oggi sono cresciuti del 23,5%. Complice lo Scudo fiscale, che ha spinto banche e sim ad aprire nuove sedi o a rafforzare quelle esistenti, non si arresta in Italia la crescita dei private banker. Da un’indagine condotta dallo Studio Magstat di Bologna, realtà che opera nella ricerca e selezione di promotori finanziari e personale bancario, si rileva che il numero dei banker dal febbraio 2002 al gennaio 2003 è passato da 396 a 489 unità. Un dato peraltro leggermente sottostimato, visto che il censimento tiene conto soltanto dei professionisti iscritti all’Albo dei promotori. I protagonisti dello sviluppo? Al primo posto della classifica resta Banca Leonardo, il cui team è aumentato di dieci unità, seguita da Banca
Intermobiliare con 58 consulenti (+11 rispetto all’anno precedente). Ma i maggiori exploit sono stati messi a segno proprio da operatori che si sono distinti per una strategia particolarmente aggressiva sul fronte dello Scudo fiscale. Banca Steinhauslin (gruppo Mps) ha approfittato del rientro dei capitali per accelerare i proprio piani di espansione fuori dall’originaria toscana: attualmente sono 46 i banker della società iscritti all’Albo contro i 13 di un anno prima. Lo Scudo, poi, ha agevolato la partenza di Banca Esperia, che a fine gennaio contava su 16 professionisti. Analogamente, Ubs Italia, sulla scia del rimpatrio dei capitali dalla Svizzera all’Italia, ha rafforzato la propria presenza nella Penisola, dove oggi può contare su un mini-esercito di 48 private banker contro i 26 del febbraio 2002. Ubs, peraltro, si segnala come uno dei rari casi di crescita degli stranieri in Italia, che al contrario nell’ultimo anno hanno effettuato tagli anche rilevanti. Se si eccettua il caso di JP Morgan private banking, che ha di fatto costruito la propria mini-rete di 11 pf-private banker nel corso del 2002, il censimento evidenzia una sostanziale stabilità di Crédit agricole Indosuez, Morgan Stanley e Schroder. E soprattutto il protrarsi di un trend di contrazione in casa Bnp Paribas: i private banker iscritti all’Albo dei pf del colosso francese sono scesi a 26 unità, contro le 32 dell’anno precedente e le 42 del 2001. Evidente il taglio attuato anche da Merrill Lynch, che ha quasi dimezzato la squadra oggi composta da 17 professionisti (32 a inizio 2002).

Ma quanto guadagna un private banker? «Nel caso di inquadramento da dipendente bancario», risponde Marco Mazzoni di Magstat, «la retribuzione fissa annuale lorda varia dai 35 ai 55 mila euro, cui si aggiunge una parte variabile legata agli obiettivi che può arrivare fino al 50% del fisso». Più alta la retribuzione di un responsabile di filiale di private banking, che percepisce, secondo l’indagine, una retribuzione annua compresa tra 60 e 90 mila euro, più naturalmente il variabile. Più articolata la situazione se il contratto è a provvigione. «A fronte di un portafoglio di 30-50 milioni, la retribuzione lorda annua varia da 100 mila a 200 mila euro e proviene dalle front fee», dice Mazzoni. Che aggiunge: «Se il private è un manager che coordina anche una squadra, gli stipendi possono superare i 300 mila euro». (riproduzione riservata)

 

 
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