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MILANO FINANZA 12 agosto 2017

12/08/2017 02:00

Chiamata alle arti

 Paola Valentini 

L’arte è un tema che, per piacere o per necessità, ha sempre occupato una posizione rilevante nei portafogli dei Paperoni italiani. Ma ora gli investimenti in quadri, sculture, fotografie o disegni, stanno entrando a pieno diritto nei portafogli dei grandi patrimoni che vedono nelle opere artistiche un modo di diversificare e anche proteggere le proprie ricchezze in una fase in cui i rendimenti dei titoli di Stato sono caduti ai minimi termini. Una situazione, quest’ultima che accomuna molti Paesi al mondo. Deloitte, nell’ultima edizione dello studio Art & Finance 2016, conferma questa tendenza. Per il 78% dei wealth manager intervistati, quota in rialzo rispetto al 55% dell’anno precedente, l’arte deve essere parte integrante dell’offerta delle private bank. Parallelamente risulta in aumento la domanda: il 48% dei banker, dieci punti in più sul 2014, afferma che i clienti stanno mettendo loro pressioni per avere servizi di art advisory, specialmente quelli legati alla conservazione delle opere. E si guarda sempre più anche ai rendimenti ottenibili: dal report di Deloitte emerge che per il 64% dei collezionisti le performance un’importante motivazione dell’investimento in arte (erano il 47% nel 2014). Quanto ai dati disettore, nel 2016, in base al Tefaf Art Market 2017, il report internazionale sul settore, le vendite a livello globale nel mercato dell’arte e dell’antichità sono salite dell’1,7% a 45 miliardi di dollari. E dopo anni in cui le case d’asta hanno dominato le vendite, nel 2016 la situazione si è invertita. L’incremento del 2016 è da attribuire a gallerie, mercanti e antiquari che hanno fatto +20% toccando 27,9 miliardi (23,25 miliardi nel 2015), contro 16,9 miliardi delle aste (-18% rispetto ai 21,8 miliardi del 2015, ascrivibile soprattutto al calo di oltre il 20% del numero delle opere vendute tramite questo canale). L’Italia non sfigura: con un fatturato di 139 milioni di dollari è il 10° mercato al mondo. Ma investire in arte nasconde anche delle insidie non da poco se non si è dei veri conoscitori, oltre al rischio, sempre presente, di volatilità dei prezzi. Senza dimenticare che, come sottolinea lo studio di Deloitte, la natura non regolamentata del mercato dell’arte resta uno dei principali limiti di questo settore. Proprio per allargare i servizi di wealth management anche alle opere da collezione, ma aiutando allo stesso tempo i clienti a fare le scelte giuste, le private bank stanno dando sviluppando in modo sempre più evoluto le attività di art advisory. Si tratta di strutture dedicate che offrono servizi che vanno dalla compravendita, fino alla cura e alle gestione delle opere. Nelle forme più avanzate si arriva anche ai finanziamenti (si veda box). I dati 2016 di Gfk-Aipb indicano che il 17% del patrimonio dei clienti private italiani è riferito a investimenti reali (come le opere d’arte), il 39% è esposto sull’immobiliare e il 44% è in asset finanziari. Pur occupando una porzione ridotta rispetto agli altri, gli investimenti in arte mostrano potenzialità: il 27% degli intervistati da Gfk nell’ambito dell’Indagine 2016 sulla clientela private in Italia si dice interessato a fare un investimento in questo comparto nei successivi due anni. E di conseguenza anche i servizi di art advisory si devono adattare ed ampliare. In Italia finora è andata per la maggiore la consulenza nell’ambito delle successioni ereditarie.

Ma le recenti edizioni della voluntary disclosure hanno creato nuovi bisogni. «C’è molto interesse da parte dei clienti e gli incarichi nell’ambito della sistemazione patrimoniale e successoria e dei piani di destinazione delle collezioni verso scopi culturali e filantropici sono in continua crescita, ciò anche», spiega Antonio Martino, responsabile del sector private clients di Dla Piper, «grazie alla voluntary disclosure che ha fatto emergere e regolarizzare importanti collezioni di opere d’arte di diversa natura». Gli strumenti giuridici solitamente utilizzati a tali fini, sottolinea il legale, sono molteplici e vanno dal mandato fiduciario, al trust, alle fondazioni, per passare a istituti anche più semplici (società di capitali o di persone), a seconda delle esigenze concrete. «In questo ambito, i profili regolamentari sono molto delicati, soprattutto con riferimento agli aspetti connessi alla lecita provenienza, alla circolazione internazionale e alla compravendita delle opere d’arte. Anche sotto il profilo tributario ci sono ancora alcuni aspetti che presentano delle notevoli criticità. Il nostro team si sta occupando di tali tematiche anche in occasione del trasferimento della residenza in Italia di alcuni soggetti stranieri che intendono fruire del favorevole regime dei neo residenti in base all’articolo 24 bis del Tuir», aggiunge Martino.

E, anche per le novità normative, sempre più investitori fanno affidamento a figure ad hoc. «Molto spesso il cliente ha un suo gallerista o esperto di fiducia, ma notiamo che anche le istituzioni di private banking si stanno dotando di professionalità interne specializzate in art advisory. L’interesse verso una forma di assistenza più strutturata ed integrata riflette quindi l’evoluzione che, più in generale, sta interessando il mondo del wealth planning in Italia», sottolinea Martino.

L’edizione 2017 dell’Osservatorio sul private banking in Italia di Magstat scatta una fotografia dei consulenti in opere d’arte delle private bank. Tra gli operatori censiti da Magstat ci sono ad esempio ArtFin (vi si affidano tra gli altri Banca Aletti, Banca Euromobiliare, Fideuram Intesa Sanpaolo p.b. Banca Mediolanum Prima Fila, Banca Cesare Ponti) e ArtNetWorth (Aletti, Profilo, Banca Leonardo e altre) che tramite la partnership con Fiditalia, offre anche un servizio di finanziamento per l’acquisto di opere d’arte. Mentre Open Care (ha come partner il private banking di diversi istituti come Banca Generali, Aletti, Ubi, Unicredit, Fideuram Intesa Sanpaolo p.b., Banca Mediolanum, Ubi), ha stipulato numerose convenzioni per la formazione dei private banker. E N-C Art Advisory, in collaborazione con lo studio legale Negri-Clementi fornisce, tra le altre attività, servizi di assistenza e di consulenza legale e fiscale con riguardo a singole opere d’arte o a intere collezioni. Intanto le grandi banche a livello globale sono in prima fila come partner dei maggiori eventi in giro per il mondo, dalle fiere alle mostre. «Lo sviluppo dei servizi di art advisory nell’ambito del wealth management riflette l’attenzione che arriva dai clienti del private banking», fanno sapere dall’Art, Culture & Sports, la nuova divisione in cui Deutsche Bank ha unificato le sue attività nel settore.

«C’è un forte interesse dei clienti ad avere un accesso speciale al mondo dell’arte e per questo stiamo sviluppando nuovi programmi per aprire loro l’ampio network di contatti che è già esistente», sottolinea Franziska Kunz, global head of art di Deutsche Bank Ag. «L’impegno di Deutsche Bank nell’arte contemporanea ha radici ultratrentennali. La banca ha costruito una delle collezioni corporate di arte contemporanea più importanti al mondo ed è esposta in oltre 800 sedi dell’istituto, tra cui l’Italia (Milano e Roma, ndr)», fanno sapere dalla divisione Art, Culture & Sports.

Ed è pronta a rilanciare. A metà del 2018 Deutsche Bank aprirà nel cuore di Berlino un nuovo centro orientato all’arte e alla cultura. Il gruppo ha diversi progetti anche in Italia. E’ stato da poco presentato il nuovo catalogo Images of Italy, che raccoglie le opere presenti nelle sedi della banca in Italia, a Milano e a Roma. E dal prossimo settembre sarà visibile al Maxxi di Roma la mostra del Deutsche Bank’s Artist of the Year 2017, il sudafricano Kemang Wa Lehulere. (riproduzione riservata)

 

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