MAGSTAT

 HOME PAGE  Chi siamo  Servizi  Recruiting  Indagini  Stampa  Contatti

MILANO FINANZA

 

Numero 179, pag. 11 del 11/9/2010

È caccia al banker d'oro

Chiuso lo scudo riparte la campagna di reclutamento.
Nel mirino i professionisti che hanno raccolto di più proprio grazie ai rimpatri e i super consulenti che gestiscono i portafogli più redditizi.


di Paola Valentini

Se durante lo scudo fiscale il «calciomercato» dei private banker si era fermato perché gli operatori erano impegnati a intercettare i capitali in arrivo, adesso non v'è dubbio che il reclutamento sia ripartito. E coinvolge professionisti a tutti i livelli, dalle posizioni di vertice fino alle figure che gestiscono direttamente il portafoglio dei super-ricchi. «Terminato lo scudo, l'unico modo per aumentare la raccolta è reclutare private banker con masse elevate», dice Marco Mazzoni di Magstat, società di consulenza nel private banking.

Nel mirino quindi finiscono i professionisti delle private bank che hanno conquistato maggiori masse tramite lo scudo (si veda tabella in pagina). «Il problema maggiore per le banche ora è trattenere i clienti rientrati con lo scudo fiscale, soprattutto quelli che, anche per comodità, hanno scelto il rimpatrio giuridico mantenendo i capitali presso l'intermediario estero, ma non è detto che quei soldi resteranno lì», sottolinea Mazzoni. Si tratta di una liquidità ingente, visto che il rimpatrio giuridico ammonta a oltre 50 miliardi di euro, circa la metà dei 104 miliardi scudati. «In alcune piazze finanziarie italiane è in atto una vera e propria guerra tra banche italiane ed estere e solo tra un anno vedremo come si ricomporranno le masse gestite tra gli operatori», aggiunge il manager. «Le straniere possono mettere sul piatto una lunga esperienza nella gestione dei patrimoni, mentre le italiane possono contare su commissioni più basse e un'offerta più completa, che comprende finanziamenti, elemento decisivo se il cliente è un imprenditore».

L'autunno si annuncia ricco di altri colpi di scena, dopo che la concorrenza tra gli operatori per strapparsi i manager con i portafogli più ricchi non si è fermata nemmeno ad agosto.
L'ultimo spostamento riguarda Andrea Torlonia, gestore di Duemme sgr e direttore investimenti di Banca Esperia; secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, nei giorni scorsi è approdato a Julius Baer sim per guidare la nuova sede di Roma. Un altro nome di spicco come Carlo Maria Mascheroni ha appena detto addio al gruppo Allianz, dove ricopriva il ruolo di amministratore delegato di Investitori sgr. Mascheroni nei giorni scorsi è entrato nel cda e nel comitato investimenti di Banca Patrimoni Sella & C. Le prime avvisaglie della nuova stagione di campagna acquisti erano arrivate già a luglio. Lo testimonia l'arrivo in Banca Esperia di un manager di peso come Marco Cascino, nuovo responsabile della filiale di Roma e del centro-sud della private bank frutto della joint venture tra Mediobanca e Mediolanum. Cascino, 55 anni e una carriera tutta in Unicredit, è stato il manager che ha curato lo scudo 2009-2010 per la banca di piazza Cordusio in qualità amministratore delegato di Cordusio Fiduciaria. Va inoltre segnato che le modalità della campagna di reclutamento stanno cambiando. «A differenza di due anni fa, quando la qualità del portafoglio era indifferente, adesso la necessità di far quadrare i bilanci spinge le private bank a puntare sui private banker che hanno i paperoni più redditizi», spiega Mazzoni. Ciò significa che interessano meno i super-clienti con asset investiti in titoli di Stato o in depositi, mentre si punta soprattutto su chi ha un patrimonio investito in attività gestite, che sono più remunerative per le banche private alle prese con una redditività in calo e solo parzialmente compensata dai tagli dei costi. «Si può dire che prima c'era la caccia al ricco e basta, mentre oggi, dopo la crisi, la caccia è al ricco che rende».
Si guarda anche molto all'affidabilità del paperone, per evitare patrimoni di dubbia provenienza. La crisi ha avuto anche un altro risvolto: il taglio dei benefit e della parte variabile dello stipendio dei private banker, che infatti oggi sono disposti a cambiare casacca per spuntare condizioni migliori. Non solo. E una spinta arriva dagli stessi clienti. «È cambiato l'atteggiamento del private banker nei confronti del cliente», conclude Mazzoni. «Oggi si fa molta più attenzione ai suoi desiderata, perché non ci può più permettere di perderlo. Spesso si cambia proprio perché il paperone è scontento della banca. Molte volte addirittura è il cliente che presenta il private banker alla nuova struttura». (riproduzione riservata)
 

Magstat Consulting S.r.l. Via Monte Grappa, 3 - 40121 Bologna - Italy