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MILANO FINANZA 6 luglio 2013

MF

Numero 132, pag. 51 del 6/7/2013

A maggio i flussi netti di risorse vero il risparmio gestito ha toccato 8,7 mld. Il massimo dal 1999

 

La banca riscopre il private

 

La gestione di patrimoni è oggi il business più caldo

 

 Pagina a cura di Francesca Vercesi  

 

In Italia non si crea nuova ricchezza. E chi ce l'ha, spesso si fida poco del Paese e porta i soldi altrove. La tendenza è in atto da un paio d'anni. Secondo i dati ufficiali Aipb (l'Associazione italiana del private banking) a fine 2012 la raccolta netta su base annua è cresciuta solo dello 0,7%, in stridente contrasto con il +6,3% di fine 2010 (+0,9% nel 2011).

Sta di fatto, però, che di risorse gestibili ce n'è ancora in abbondanza. Secondo Prometeia, infatti, il patrimonio totale, complice la ripresa dei mercati, è salito del 2,3% a 898 miliardi (da 878 a fine 2011): è quello delle famiglie che dispongono di attività finanziarie superiori a 500 mila euro. Ma le masse realmente servite dai private banker sono circa la metà: 438 miliardi nel 2012, da 408 l'anno prima. Il momento, comunque, è molto dinamico perché se da un lato i colossi del credito approfittano dell'abbondante liquidità in circolazione e della perdita di appeal del mattone, dall'altra si assiste a una forte crescita delle reti di promotori nel private banking e nel wealth management. La crisi abbattutasi sull'Italia ha spinto i maggiori player della distribuzione finanziaria a riposizionarsi sulla clientela più facoltosa, ancora in grado di investire delle risorse. «L'obiettivo è intercettare i capitali dei paperoni e, non ultimo, attirare i consulenti delle banche verso la libera professione», spiega Marco Mazzoni di Magstat, società di consulenza nel private banking. «Questo nuovo posizionamento è avvenuto grazie al passaggio dalla vendita di prodotti finanziari alla consulenza su tutto il patrimonio, con particolare attenzione a successione, ottimizzazione fiscale e asset non finanziari: immobili, opere d'arte e quote azionarie».

Alcune reti hanno deciso di creare divisioni Private Banking distaccate che offrono i prodotti e servizi tipici del wealth management. I primi a muoversi in questa direzione sono stati Banca Generali, Banca Mediolanum, Azimut con la divisione Wealth Management, Banca Fideuram e Banca Euromobiliare. Recentemente si sono mossi nella stessa direzione FinecoBank, Allianz Bank Financial Advisors e Finanza & Futuro. La prima a scegliere invece l'integrazione tra private e corporate banking è stata Ubi, che a inizio 2013 ha creato Ubi Banca Private & Corporate Unity. A seguire c'è Mps, che ha da poco inaugurato la nuova area private focalizzata su risparmio gestito e servizi di consulenza. A Siena è in atto una campagna di reclutamento.

Sale l'asset management. In Italia il risparmio gestito, complice l'accelerazione delle sottoscrizioni di fondi aperti, ha chiuso maggio con afflussi per 8,7 miliardi di euro, contro i 6,9 di aprile. Per trovare un dato superiore, segnala Assogestioni nel rapporto mensile sul risparmio, «occorre tornare al 1999 quando, nello stesso mese, l'industria aveva raccolto 11 miliardi». Il totale da inizio 2013 sfiora 36 miliardi di euro, mentre il patrimonio gestito sale a 1.264 miliardi. Si è arrestata, insomma, la fuga dai fondi partita all'inizio della crisi finanziaria. Così, sia all'estero che in Italia, i player cercano di strappare quote di mercato ai concorrenti lanciando nuovi modelli di business. Anche le grandi banche italiane, impegnate fino a poco tempo fa a riorganizzarsi e rafforzare il capitale, sono scese in campo. A partire da Intesa Sanpaolo Private Banking che ha puntato sull'innovazione dell'offerta specializzandosi sul risparmio gestito. Con buoni risultati: solo nei primi tre mesi dell'anno gli asset gestiti dall'istituto hanno toccato 78 miliardi grazie alla potente azione commerciale della rete e ai rendimenti ottenuti dai prodotti di risparmio gestito. Sul gruppo c'è anche in corso il progetto di sviluppo di sinergie con il segmento Imprese della Banca dei Territori. Mentre Unicredit punta a espandere l'attività della fiduciaria con aperture di filiali sul territorio. Al momento, secondo l'Aipb, «l'8% dei nuclei familiari viene servito esclusivamente dal private banking, il 32% dice di avere il private come proprio centro finanziario principale, il 14% lo utilizza in modo secondario e il 46% non se ne serve».

Crisi finanziaria e Mifid hanno dettato le tendenze del mercato

Consulenza a parcella (fee-only), meticoloso controllo del rischio e continuo monitoraggio del portafoglio, la consulenza sull'intero patrimonio (finanziario e non (immobili, aziende), la trasparenza dei costi e conflitto d'interesse restano temi di centrale importanza per il settore. Diverse realtà hanno deciso di puntare forte sulla consulenza finanziaria a pagamento che prevede l'analisi del patrimonio complessivo (anche se detenuto presso altri istituti bancari). I player più attivi sono: Ubi Banca (Pro Active wealth advisory), Deutsche Bank (db perform), Finecobank (FinecoAdvice) , Banca Ipibi, Gruppo Mps (Mps Advice). Alcuni di loro hanno deciso di applicare una fee sull'intero portafoglio, amministrato e gestito, retrocedendo al cliente tutte le commissioni insite all'interno dei prodotti di risparmio gestito. Il cliente avrebbe, quindi, a suo carico solo la cosiddetta parcella di consulenza a prescindere dai prodotti presenti in portafoglio. Si sta abbandonando la logica della vendita di un prodotto con quella della relazione del cliente per poter soddisfare le sue esigenze di protezione dell'intero patrimonio familiare e aziendale. In periodi di crisi come quello attuale la relazione tra patrimonio dell'azienda e personale è legato a doppio filo. Quanto a fusioni e chiusure, nell'ultimo anno sono avvenute due mega operazioni che hanno visto uscire dal mercato italiano del private banking attori esteri di primo piano come Morgan Stanley (rilevata da Crédit Suisse) e Merrill Lynch (rilevata da Julius Baer). Ora il mercato è molto attento sulle possibili mosse di Veneto banca riguardo la propria controllata Banca Intermobiliare. Intanto dal 1° luglio Vontobel ha chiuso la sua attività di private banking in Italia. La banca svizzera gestirà le attività di private banking sul mercato domestico da Zurigo.

 

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