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MF 24 agosto 2013

Milano Finanza

Numero 166, pag. 26 del 24/8/2013

 

I VOSTRI SOLDI IN GESTIONE

 

Investimenti Sono in aumento i Paperoni che, oltre a bond e azioni, puntano su quadri e sculture. Ecco come

 

Un private ad arte

 
 
 

 di Roberta Castellarin 

 

L'attesa che gli Stati Uniti abbandonino progressivamente la politica monetaria ultra espansiva adottata negli ultimi anni in risposta alla crisi finanziaria iniziata nel 2008 spaventa i mercati e gli investitori. È in aumento la volatilità sui listini azionari, ma anche chi ha puntato sui bond non è tranquillo perché teme un'impennata dei rendimenti sulle scadenze a medio-lungo termine.

In questo scenario riprendono quota le asset class alternative, che beneficiano solitamente di un miglioramento della crescita economica, ma che sono poco correlate a bond e azioni. A partire dalle opere d'arte. Acquistate dai Paperoni sia per goderne la vista, ma anche come asset class che garantisce una buona diversificazione. L'interesse crescente per questo tipo d'investimento è dimostrato dai numeri. Le vendite annuali battute all'asta da Christie's sono state pari a 3,92 miliardi di sterline nel 2012, ossia un +10% rispetto all'anno precedente. Non solo. Il 19% di chi ha partecipato alle aste è rappresentato da nuovi clienti e il numero di iscritti che possono fare offerte è salito del 53% negli ultimi dieci anni. Certo investire in questo settore richiede un'attenta selezione, così come d'altronde accade per il mondo degli asset finanziari. E così in questi anni le private bank si sono organizzate per offrire consulenza e assistenza ai propri clienti alle prese con il mondo dell'arte.

Afferma Marco Mazzoni di Magstat, società di consulenza specializzata nel private banking che nel recente rapporto 2013 ha fotografato le quote di mercato e gli asset delle principali banche private italiane: «L'opera d'arte è da considerarsi a tutti gli effetti un'asset class alternativa.

La diversificazione del rischio e il vantaggio fiscale sono i principali motivi che spingono sempre più clienti ad utilizzare questa forma di investimento». Mazzoni sottolinea che in Italia non esiste, infatti, una tassa sulle plusvalenze derivanti dalla compravendita delle opere d'arte e non devono essere denunciate nella dichiarazione dei redditi. Aggiunge Mazzoni: «L'ultima manovra del governo Monti oltre a prevedere l'aumento dell'aliquota Iva (dal 21 al 23%) stabilisce l'incremento anche dell'Iva agevolata dal 10 al 12% per le importazioni di opere d'arte a partire dall'ottobre 2012, con un successivo ulteriore aumento dello 0,5% dal 2014». Mazzoni spiega anche che nonostante lo scudo fiscale riguardasse anche le opere d'arte detenute dagli italiani in cassaforte di banche all'estero, in pochi hanno deciso di rimpatriare le opere, a causa della normativa vigente in Italia. La legge 1089 del 1939 prevede, infatti, l'istituto della notifica ovvero la denuncia di possesso dell'opera d'arte (scultura, quadro o altro bene d'interesse artistico). In seguito a questa denuncia la Sovrintendenza ai Beni artistici può decidere, a sua totale discrezione, se l'opera è d'interesse artistico, nel qual caso ne stima il valore e il luogo di conservazione, cosicché il proprietario non può più venderlo all'estero mentre può farlo in Italia dove però lo Stato italiano ha il diritto di prelazione.

Dal punto di vista dei rendimenti negli ultimi tre anni il mercato artistico ha dato buone soddisfazioni ai suoi investitori.

In base all'indice Mps art market value index da agosto 2010 ad agosto 2013 la performance dell'indice artistico è stata del 93,2%, contro il 56,7% dell'S&P 500 e il -12,1% del Ftse Mib di Piazza Affari.

E oltre all'investimento diretto è possibile puntare sull'arte anche attraverso fondi specializzati. Per esempio il gruppo londinese The Fine Art group, fondato da Philip Hofmann, un ex manager di Christie's, propone cinque diversi fondi. Ma propone anche servizi di consulenza ad hoc per chi vuole costruirsi il proprio portafoglio in opere d'arte. E proprio la società di Hofmann monitora l'indice di fiducia degli investitori attraverso l'ArtTactic US & European art market confidence indicator, indicatore che è salito negli ultimi sei mesi del 18%, soprattutto grazie a una rinnovata fiducia nella ripresa economica. (riproduzione riservata)

 

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