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MF 21 DICEMBRE 2012
MF

Numero 251, pag. 59 del 21/12/2012

Sempre più importante per le banche la consulenza su dipinti, manoscritti e pietre preziose

L'arte di conquistare nuovi clienti

Intesa, Unicredit e Mps guidano la caccia ai collezionisti

di Francesca Vercesi

 

Anche sul mercato dell'arte l'Asia detta legge. Un esempio su tutti: a riportare alla luce l'interesse per manoscritti e autografi è un compratore cinese che, dopo averne visti alcuni in un'asta di Sotheby's, sta comprando tutto quello che c'è sul mercato internazionale. «Le quotazioni possono subire alterazioni anche forti anche per effetto di un solo compratore, come è avvenuto per gli incunaboli (libri stampati prima del '500, ndr) i cui prezzi si sono impennati tra fine anni 90 e i primi del 2000 grazie a un collezionista che poi ha avuto non pochi problemi con il Fisco», commenta Cristiano Collari, esperto di libri autografi e manoscritti, art advisor per clienti privati, case d'asta e gruppi assicurativi come Axa. «Ci sono due tipologie di collezionisti», continua.

I puri che comprano in base al gusto, e gli impuri che comprano a caro prezzo e male. L'Italia è ancora molto ricca di collezionisti attivi e nuovi compratori ma i grandi sono americani, tedeschi, svizzeri e britannici. Infine ci sono i cinesi, molto interessati alla loro arte, oltre che alla nostra». L'arte, insomma, è ancora apprezzata nei portafogli dei Paperoni. Soprattutto quelli internazionali che vedono nei gioielli firmati o le antichità investimenti sicuri. Le più gettonate, oltre ai diamanti, sono pietre e perle naturali.

Secondo Gfms, se tra il 2010 e 2011 la domanda mondiale di oro è calata del 9% (Usa e Italia i più colpiti con -28% e -15%), l'India è salita del 29%, l'Indonesia del 25% e gli Emirati Arabi del 22%. La domanda ha superato l'offerta nel caso dei diamanti: da un'indagine Bain&Co la prima aumenta del 6% l'anno, alimentata soprattutto da Cina e India, mentre la seconda crescerà solo del 2,6%, fino al 2020, con conseguente aumento dei prezzi, che già nel 2011 per le gemme grezze sono saliti del 49%. Dal report di Mps, l'Mps Jewels Index, che analizza le aste internazionali di gioielli e orologi, emerge che i primi negli ultimi cinque anni sono cresciuti del 161%, e del 16,5% solo nel 2011.

Diversificazione del rischio e vantaggio fiscale sono le due variabili che fanno dell'arte un asset interessante. In Italia non c'è infatti ancora una tassa sulle plusvalenze sulla compravendita di opere d'arte, che non vanno denunciate nella dichiarazione dei redditi. Ma, come si legge anche in un'indagine di Magstat, l'ultima manovra del governo Monti oltre ad aumentare l'aliquota Iva dal 21 al 23%, ha aumentato anche l'aliquota agevolata dal 10 al 12% sulle importazioni di opere d'arte dall'ottobre 2012, con successivo ulteriore aumento dello 0,5% dal 2014. Sebbene lo scudo fiscale riguardasse anche le opere detenute dagli italiani all'estero, in pochi hanno deciso di rimpatriarle, a causa della normativa vigente in Italia. La legge 1089 del 1939 prevede, infatti, l'istituto della notifica, ovvero la denuncia di possesso dell'opera, in seguito alla quale la sovrintendenza ai beni artistici può decidere, a totale discrezione, se l'opera è d'interesse artistico. In questo caso ne stima il valore e il luogo di conservazione, così il proprietario non può più venderlo all'estero, mentre può farlo in Italia dove però lo Stato italiano ha diritto di prelazione. «È ancora da capire se l'istituto della notifica sia adeguato o meno. Sta di fatto che se si vuole vendere un'opera si è limitati, potendosi confrontare solamente col mercato interno», commenta Francesco Fanti, responsabile private banking di Banca Mps, che è appena arrivato con il compito di riorganizzare l'intera struttura private di un gruppo alle prese con seri problemi di capitalizzazione. «Da qui a fine 2013, quindi in anticipo rispetto al piano, vorrei assumere 100 private banker. All'interno della riorganizzazione l'idea è puntare sull'art advisory con una struttura snella, continuando con le pubblicazioni e facendo contratti con consulenti esterni quando occorre. Un esperto già c'è, Pietro Ripa.

Chi c'è sul mercato. Negli Usa l'art advisory è nato nei primi anni 80 all'interno dell'art banking. Oggi quasi tutte le banche d'affari straniere presenti in Italia, da Citigroup a Schroders, da Bnp Paribas a Crédit Suisse, offrono questo servizio tramite consulenti esterni collegati alla sede centrale. Il costo di una struttura interna, infatti, negli anni si è dimostrato troppo oneroso. Ubs ne è l'esempio. La banca svizzera nel 2009 ha chiuso l'art advisory dove lavoravano 11 esperti e oggi si avvale di un team basato a Basilea che copre tutti i settori dell'arte e del collezionismo e possiede anche la più grande raccolta d'arte contemporanea al mondo dopo l'acquisizione della banca americana Paine Webber. Lo stesso vale per Crédit suisse che suggerisce consulenti esterni di fiducia. Di lunga tradizione anche il servizio di art banking di Bnp Paribas Banqué Privée che nel 1975 ha inaugurato in Francia il Conseil Investissement Art e dal 1992 il servizio è disponibile anche in Italia. Il servizio di art advisory di Schroders si trova all'aeroporto di Ginevra, porto franco dove si possono custodire opere d'arte ma anche auto. Recentemente si è distinta anche Deutsche Bank che ha inaugurato la DB Collection Italy, la nuova sezione italiana della DB Art Collection, tra le più grandi collezioni di arte contemporanea. E le italiane? Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bnl Bnp Paribas, Cariparma Crédit Agricole, Mps e Banca Aletti offrono il servizio soprattutto in outsourcing, in collaborazione con consulenti specializzati come Art Service, Open Care, Artfin o case d'aste come Sotheby's e Christie's. «L'offerta va dalla valutazione di opere d'arte antica, moderna, contemporanea e antiquariato alle autentiche e alle analisi storico-artistiche, da stime di specialisti per disposizioni testamentarie, divisioni di proprietà e di patrimonio, a perizie per successioni ereditarie, pagamenti di tasse, fino ai contributi di beneficenza e assicurazioni», commenta Francesco Velluti, responsabile marketing Intesa Sanpaolo private banking. Il gruppo è tra i primi in Italia a essersi dotato di art advisory per i clienti private. Aggiunge Velluti: «la recessione ha fatto crescere la richiesta di valutazioni dei patrimoni d'arte e non solo in vista di successioni ereditarie. È un ottimo strumento per allargare la clientela. Molti si avvicinano a noi grazie all'art advisory». Dal 1998 Dal 1998, Unicredit Private Banking è attiva in questo campo grazie alla collaborazione con Christie's. Nel 2004 la banca ha aperto un ufficio di art advisory diretto da Domenico Filipponi, proveniente da Christie's e nel dicembre del 2006 ha varato alcuni indici sull'arte Upb ArsValue Index con la consulenza di ArsValue, specializzata sul mercato italiano dell'arte del '900. «La consulenza artistica si deve sposare ad altre voci del patrimonio. Non ci devono essere squilibri con le altre asset class», commenta Filipponi, che conclude: «Non facciamo pagare il servizio perché potrebbe essere percepito come conflitto di interesse. Il ritorno è il risultato del miglioramento della relazione. In Italia la maggior parte degli imprenditori è collezionista, e per diversificare aumenta l'interesse nell'arte. Tra i compratori, gli americani sono i più aggressivi ma ora dobbiamo spingerci verso l'Asia dove ci sono compratori forti. È lì che puntiamo». (riproduzione riservata)

 
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