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MF
 
Numero 249, pag. 2 del 18/12/2009
Autore: di Roberta Castellarin e Paola Valentini
 
Lo scudo va nonostante le big bank
 
il private banking ha raccolto 41,2 miliardi. il totale potrebbe così scendere a 70-80 miliardi
Il successo è indiscutibile ma le previsioni più ottimistiche dell'osservatorio di MF sono state tradite dai risultati modesti di Intesa e Unicredit, che si sono limitate all'ordinaria amministrazione. Molti immobili e quote societarie
 
Una prima classifica su chi ha intercettato più rimpatri inizia a circolare, mentre continua la guerra sui numeri definitivi. E vede in testa Intesa Sanpaolo, seguita da Unicredit, Ubs (che secondo prime stime vicine alla società avrebbe superato 5,5 miliardi), Credit Suisse (intorno a 5 miliardi) e il gruppo Ubi, che oscillerebbe attorno a 4,3 miliardi. In generale, secondo la società di consulenza Magstat, i primi dieci gruppi bancari-finanziari avrebbero raccolto 46 miliardi mentre i primi 20 si sarebbero fermati a 59 miliardi. Nel frattempo l'Aipb-Associazione italiana del private banking ha indicato in 41,2 miliardi i rimpatri curati dalle banche specializzate. Ma se la ressa che si è creata a ridosso della scadenza ha reso difficile fare i conti su quanto è riuscito davvero a rientrare in Italia e quanto invece è rimasto tagliato fuori a causa della gran confusione, un dato appare invece chiaro: il flop delle due superbanche, vale a dire Intesa Sanpaolo e Unicredit.

Ciò spiega il ridimensionamento delle stime più ottimistiche (secondo l'osservatorio di MF-Milano Finanza ancora martedì il range era compreso tra un minimo di 90-95 miliardi e un massimo di 100-110 miliardi) a 70-80 miliardi. Solo questa sera, in ogni caso, si potranno avere dati certi. Nei precedenti due scudi Intesa e Sanpaolo, che allora erano due banche separate, avevano intercettato complessivamente oltre 13 miliardi, mentre nella tornata attuale le stime parlano di circa 10 miliardi (compresi i dati di Banca Fideuram, che si stima abbia rimpatriato 3,5 miliardi). Per il gruppo bancario guidato da Corrado Passera, leader in Italia nel private banking, si tratterebbe dunque di un bilancio addirittura inferiore alle più prudenti previsioni fatte dalla banca stessa. Basti ricordare che a luglio Paolo Molesini, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Private Banking, assicurava: «Vedo lo scudo come una grande opportunità per il Paese, se l'aliquota sarà adeguata mi aspetto un rientro di 100 miliardi».

 

Per questo motivo in molti si aspettavano che la banca intercettasse non meno del 20% delle masse in rientro. Resta da capire il perché di un risultato tanto modesto (viste le dimensioni dell'istituto e i quasi 8 milioni di clienti vantati c'era spazio per ben altro risultato). Analoga considerazione si può fare anche per Unicredit, che nei due scudi precedenti aveva rimpatriato (senza Capitalia assorbita successivamente) attorno a 6 miliardi. Conferma l'anomalia un banchiere che preferisce restare anonimo: «È un fatto oggettivamente singolare, ma non escludo che la responsabilità sia della complessità delle operazioni più importanti, a cominciare da quelle immobiliari, che ha suggerito un rinvio del perfezionamento in previsione, anche, della riapertura dei termini». Se i grandi hanno interpretato una parte molto al di sotto delle loro possibilità, notevole è stato invece il successo riscosso dalle reti vip, dalle boutique di piccole dimensioni e dalle fiduciarie. A partire dall'Unione Fiduciaria, che ha chiuso pratiche per oltre 5 miliardi (un dato tra quelli non compresi nel bilancio fornito dall'associazione delle private bank). Osserva la nota dell'Aipb: «Diversamente dalle edizioni precedenti, una parte importante del totale scudato ha riguardato immobili e quote societarie e per la prima volta sono stati regolarizzati anche opere d'arte e gioielli». Nei dati diffusi dall'associazione, che a ottobre stimava un rimpatrio totale di 70 miliardi, c'è la raccolta di tutti gli operatori della gestione dei clienti affluent; sono quindi escluse le reti di promotori (come Banca Fideuram, Azimut o Banca Generali), le sgr e le sim di consulenza, una parte di banche retail, le fiduciarie (ma non quella di Unicredit e quella di Ubs).

Sono proprio le operazioni che riguardano immobili e quote societarie a richiedere la riapertura dei termini affinché il bilancio sia più ricco. A sostenerlo è la maggioranza degli operatori che considera la nuova aliquota differenziata al 6-7% un rincaro ragionevole. «Non meno di 10 miliardi sono rimasti in ballo a causa della corsa dell'ultima ora», assicura l'amministratore delegato di una piccola banca del Nord. «Sono due le tipologie di clienti rimasti fuori. I titubanti, che aspettano di capire il bilancio del rimpatrio prima di aprire la pratica, e i soggetti titolari di realtà societarie e immobiliari particolarmente complesse», gli fa eco Giovanni Bandera dello studio Pedersoli e Associati. «Nonostante gran parte della partita si sia già giocata, la proroga porterà certamente nuove adesioni», scommette invece Ferdinando Rebecchi, amministratore delegato di Banca Euromobiliare. Un'opinione non condivisa da tutti. Dice Maurizio Dattilo, partner dello studio Dattilo di Milano: «L'aumento dell'aliquota al 6% non ha alcuna rilevanza. Il problema è che fuori non sono rimasti in molti perché, a differenza dei due scudi precedenti, il numero di persone che questa volta ha condonato è altissimo. E i dubbiosi sull'opportunità di scudare non sono pochi. Ho visto per esempio il caso di una persona che alla fine ha deciso di non scudare la sua casa alle Bahamas da 2 milioni di euro». Sottolinea a sua volta Marco Palacino, country manager in Italia di Bny Mellon: «Le banche e i clienti hanno lavorato alacremente per rispettare la scadenza del 15 dicembre e sarà difficile vedere una nuova corsa così intensa». Sempre, naturalmente, che l'Agenzia delle Entrate guidata da Attilio Befera non dispieghi la GdF, come invece è stato dichiarato, in una caccia all'evasore come non si era mai vista prima. (riproduzione riservata)

 

 
 
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