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Il Resto del Carlino QN - 8 novembre 2021


I PRIVATE BANKER GESTISCONO UN TESORETTO DI OLTRE 1.100 MILIARDI DI EURO

È LA RICCHEZZA DEGLI ITALIANI AFFIDATI ALLE RETI DI CONSULENZA FINANZIARIA PER I CLIENTI DI FASCIA ALTA

DI ANDREA TELARA

Più di 1.100 miliardi di euro. A tanto ammonta la ricchezza degli italiani gestita dai private banker, cioè da quei professionisti che nel mondo bancario e nelle reti di consulenza finanziaria si occupano dei clienti di fascia alta, con a disposizione un patrimonio di almeno 500mila euro a testa. Oggi, questi risparmiatori e investitori più abbienti guardano con sempre maggiore fiducia al mondo del private banking che ha ormai assorbito quasi tutto il mercato potenziale esistente. A rivelarlo, nelle scorse settimane, sono state le stime di Magstat, società di ricerca e consulenza specializzata nelle analisi sul mercato dei servizi finanziari. Tra i Paperoni d’Italia (così vengono spesso definiti dai giornali i clienti del private banking), quelli che ricorrono al fai da te senza rivolgersi a un consulente o a un banker di fiducia sono dunque ormai una minoranza e detengono un patrimonio complessivo di appena (si fa per dire) 158 miliardi di euro, molto minore rispetto a quello servito invece dai professionisti.

Nella sua ultima analisi sul private banking (che viene pubblicata nell’ottobre di ogni anno), Magstat ha passato in rassegna come sempre i rapporti di forza sul mercato, andando a vedere quanti sono i player del settore e quali sono i leader, in termini di patrimonio gestito. Il private banking scandagliato a fondo da Magstat non è proprio l’intero mercato esistente in Italia ma rappresenta comunque una quota largamente maggioritaria: il 92% circa, per un patrimonio gestito di 1.015,4 miliardi di euro. I player del settore (tra intermediari di vario genere e banche specializzate) sono 124, hanno 2.275 filiali sul territorio in cui lavorano nel complesso poco più di 18mila private banker. Il numero di clienti, cioè di italiani benestanti con almeno mezzo milione di patrimonio finanziario, supera la soglia di 1,6 milioni. Un esercito di persone che può permettersi il lusso di vivere di rendita o di avere a disposizione un bel tesoretto personale. Segno evidente che nel nostro Paese, nonostante la presenza di forti sperequazioni nei redditi, la ricchezza è comunque abbastanza diffusa. Oltre alle banche e alle reti del private banking, nella Penisola sono attivi anche moltissimi family office, cioè operatori specializzati nella gestione del patrimonio di clienti milionari, per lo più appartenenti a importanti famiglie imprenditoriali o famiglie di ereditieri. In totale, i family office attivi sul territorio nazionale sono 163 e impiegano più di 730 professionisti, dislocati in 243 uffici. Ovviamente, essendo specializzati nella gestione di grandi patrimoni familiari, i family officer italiani sono operatori di nicchia, che si concentrano soltanto sulla fascia di mercato più alta.

Il grosso della raccolta, anche nel settore del private banking come in tutta l’industria nazionale del risparmio, arriva invece dalle banche tradizionali, forti della loro presenza sul territorio e del legame di fiducia che hanno con la clientela. Non a caso, il leader di mercato è il gruppo Intesa Sanpaolo, maggior player bancario nazionale, che concentra le sue attività di private banking nella propria divisione Fideuram Ispb. Nel complesso, Fideuram Ispb gestisce nel private banking un patrimonio di 189 miliardi di euro, con una quota di mercato che supera di poco il 17%. Segue a distanza la divisione di private banking del gruppo UniCredit che gestisce un patrimonio di 110 miliardi di euro con una quota di mercato del 10,%. Terza forza in Italia è invece Banca Generali (controllata dal gruppo assicurativo del Leone di Trieste), con un patrimonio di oltre 49 miliardi di euro e una quota di mercato del 4,4%. Un elemento importante che è emerso dall’analisi di Magstat è che la gestione dei grandi patrimoni in Italia è ormai molto concentrata. I primi tre operatori sopra citati, messi tutti assieme, hanno una quota di mercato complessiva del 34% del private banking nazionale. Se si analizza la top five dei maggiori player, che include anche il gruppo Bnl Bnp Paribas, la quota di mercato complessiva dei big arriva 41,2%, con un patrimonio complessivo di oltre 450 miliardi mentre i primi dieci gruppi nazionali si spartiscono da soli più di metà del settore.

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