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Bresciaoggi 3 Gennaio 2011

Private banking, ripresa ma senza troppo slancio

IL MERCATO ITALIANO. A fine 2009 gli asset pari a 558,7 miliardi di euro
02/01/2011
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Il private banking italiano si è ripreso ma senza troppo slancio. Magstat ha analizzato 226 operatori finanziari che offrono servizi nel settore in Italia, escludendo le strutture di family office, cresciute da 86 a 105 unità; le altre categorie sono diminuite da 144 di fine 2008 alle 121 registrate nell'anno successivo.
Al 31 dicembre 2009 il totale degli asset «spartito» questi players era pari a 558,7 miliardi di euro suddivisi su 457.351 clienti. I private bankers utilizzati erano 12.382 di cui 6.337 appartenenti a strutture di private banking, 5.846 a strutture di promotori finanziari, 199 sono family officer. Il recupero sul fronte delle masse, con un incremento di 55 miliardi, è stato determinato in gran parte dai capitali rientrati in Italia grazie al cosiddetto «scudo fiscale» ter.
In termini assoluti, però, sono state le banche straniere ad aver incrementato maggiormente i propri asset, da 79,8 miliardi di fine 2008 a 101,6 miliardi di fine 2009. Nel dettaglio gli operatori che hanno incrementato più degli altri le masse sono state, nell'ordine: Ubs Italia, Unicredit Private Banking, Banca Fideuram, Credit Suisse Italy, Intesa SanPaolo Private Banking, Bnl Bnp Paribas.
Stimando che il mercato italiano del private banking valga ora 795 miliardi, la quota non ancora raggiunta dai servizi di private è pari al 30% (236,3 miliardi di euro). Siamo però ancora lontani dagli 845 miliardi di euro registrati alla fine del 2007. Questo ha avuto conseguenze anche sulla crescita della rete: è salilto debolmente il numero complessivo delle filiali/uffici, passato da 2.053 di fine 2008 a 2.085 di fine 2009.


 



 

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