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La Repubblica - AFFARI & FINANZA

 

Nel mondo del private banking arrivano i tagli


MARCO MAZZONI*

Magstat ha analizzato 226 operatori finanziari che offrono servizi di private banking in Italia. Escludendo le strutture di family office, cresciute da 86 a 105 unità, le rimanenti categorie sono drasticamente diminuite passando da 144 di fine 2008 a 121 di fine 2009. Al 31 dicembre 2009, il totale di asset under management che si spartiscono, questi players ammontano a 558,7 miliardi di euro suddivisi su 457.351 clienti. I private bankers utilizzati sono 12.382 di cui: 6.337 appartengono a strutture di private banking "puro"; 5.846 appartengono a strutture di promotori finanziari;199 sono family officer.
Per meglio studiare il fenomeno, gli operatori finanziari sono stati suddivisi in sei tipologie. Ecco i risultati per ciascuna di esse: Trecentoventi e sette miliardi di euro (pari al 57% del mercato servito) e 260.753 clienti sono nelle mani delle 50 banche commerciali italiane con divisioni o con banche autonome specializzate nel private banking (da ora in poi le indicheremo sinteticamente: banche commerciali italiane*) dove vi lavorano complessivamente 4.039 private bankers. Centouno e sei miliardi di euro (pari al 18,2% del mercato servito) e 62.445 clienti appartengono alle 35 banche d’affari straniere dove vi lavorano 1.237 private bankers. Quarantanove e cinque miliardi (pari al 8,9% del mercato servito) e 66.733 clienti fanno riferimento alle 10 banche italiane indipendenti specializzate nel private banking (da ora in poi le indicheremo sinteticamente: banche italiane specializzate) che si avvalgono di 880 private bankers.
Venti e otto miliardi di euro (pari al 3,7% del mercato servito) e 11.288 clienti appartengono alle 22 boutique finanziarie, sgr, sim che utilizzano 181 private bankers.
Trentanove miliardi di euro (pari al 7% del mercato servito) e 55.545 clienti appartengono alle 4 reti di promotori finanziari dove vi lavorano 5.846 consulenti.
Ventisette miliardi di euro (pari al 4,8% del mercato servito) appartengono a 105 family office con 199 family officer.Se escludiamo le categorie 5 e 6 (reti di promotori finanziari con divisioni di private banking e le strutture di family office) la torta si riduce a 492,6 miliardi raggiunta con 6.337 private bankers e 1.392 filiali/uffici.
Nel 2009, il mercato italiano del private banking ha messo a segno un pronto recupero dopo la forte frenata del 2008 (111 miliardi di euro).
Il patrimonio detenuto dagli operatori specializzati è passato da 504 miliardi di fine 2008 a 559 miliardi di fine 2009 con un incremento di 55 miliardi, in gran parte dovuti ai capitali rientrati in Italia grazie allo scudo fiscale ter. In termini assoluti sono state le banche straniere ad aver incrementato maggiormente i propri patrimoni da 79,8 miliardi di fine 2008 a 101,6 miliardi di fine 2009 (+21,8 miliardi).
Nel dettaglio gli operatori che hanno incrementato maggiormente le proprie masse sono state nell’ordine: Ubs Italia (+9,1 miliardi), Unicredit Private Banking (+8,1 miliardi), Banca Fideuram (+6 miliardi), Credit Suisse Italy (+5,3 miliardi), Intesa SanPaolo Private Banking (+4,4 miliardi), Bnl Bnp Paribas (+2,2 miliardi).
Stimando che il mercato italiano del private banking valga ora 795 miliardi, la quota non ancora raggiunta dai servizi di private banking è pari al 30% (236,3 miliardi). Siamo però ancora lontani dagli 845 miliardi di fine 2007.
Cresce debolmente il numero complessivo delle filiali/uffici che passano da 2.053 di fine 2008 a 2.085 di fine 2009. Se escludiamo le categorie 5 e 6 le filiali degli altri operatori sono diminuite da 1.539 a 1.392 unità; così come è calato il numero di bankers attivi nel nostro paese (130 unità).
Calano gli operatori finanziari che passano da 230 unità a 226 nonostante l’entrata di 20 nuove strutture di family office.
In aumento anche il numero dei private bankers, da 12.310 a 12.382 unità.
I primi tre gruppi bancari italiani (IntesaSanPaolo, Unicredit Group e Ubi Banca) controllano il 39,9% del mercato servito (223,1 miliardi di euro); mentre, i primi cinque gruppi detengono il 48,8% (272,5 miliardi di euro); contro il 50,6% dell’anno precedente. All’interno di ciascuna tipologia, i primi due/tre operatori fanno la parte da leone. Accade così per:
Intesa San Paolo Private Banking e Unicredit Private Banking che detengono il 48,9% del mercato private gestito banche commerciali italiane con divisioni o con banche autonome specializzate nel private banking.
Ubs Italia e BNLBnp Paribas detengono il 37,8% del mercato private gestito dalle banche d’affari straniere. Banca Intermobiliare e Banca Esperia che detengono il 50,7% del mercato private gestito dalle banche italiane indipendenti specializzate nel private banking. Ersel e Kairos Partners che detengono il 66,6% del mercato private gestito dalle boutique finanziarie, sgr, sim. Reti di promotori finanziari: il 88,4% è in mano a Banca Fideuram e Azimut. Le prime due strutture di family office, Tosetti Value Sim, B&D Holding detengono il 22,2% del mercato private gestito dai family office.
Continua a crescere la quota di mercato degli operatori con patrimoni superiori ai 20 miliardi di euro, passati dal 50,6% di fine 2008 al 53% di fine 2009.
Il mercato del private banking resta molto frammentato: il 19,9% è ancora in mano a piccole strutture con patrimoni inferiori ai 5.
*Presidente Magstat
 




 

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