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La Repubblica - AFFARI & FINANZA

 

Il business finisce nel mirino della procura

Repubblica — 28 giugno 2010 pagina 55 sezione: AFFARI FINANZA
Erano nate come boutique per gestire, raccogliere e amministrare il denaro dei paperoni. Ora sono finite nel mirino delle procure. La scritta fine sulla loro avventura è arrivata con l' avvio dell' amministrazione straordinaria, una sorte che, secondo un elenco stilato dalla società di consulenza Magstat, ha colpito nel 2009 ben tre operatori del settore, Banca Mb, Classica Sim e Independent Global Managers sgr (Igm), trascinata nel baratro dalla vicenda Madoff e dal suo legame con la Helm Finance sgr dell' ex Jp Morgan, Alessandro Rombelli, la prima società di gestione italiana finita in liquidazione coatta. Ora per le tre società i nodi sono arrivati al pettine e nei prossimi tre mesi potrebbero decidersi le sorti delle amministrazioni decretate dal Ministero dell' Economia e delle Finanze con l' avallo di Banca d' Italia. Se verranno riscontrati degli illeciti, la palla passerà alla magistratura. Proprio lo scorso 8 giugno sono terminati i dodici mesi di amministrazione straordinaria di Igm, condotti sotto la guida del professor Filippo Annunziata, in qualità di commissario, e del comitato di sorveglianza formato da Francesco Bochicchio, Claudio Cacciamani e Roberto Tedeschi. È attesa la proroga dell' amministrazione per altri sei mesi, oppure la relazione finale del commissario. La procedura per Banca Mb finirà invece a luglio, mentre quella di Classica sim a settembre. La parabola di Igm, la società di gestione, nata nel '98 da una idea di Francesco Murgiano, ex capo degli investimenti di Jp Morgan e presidente del consiglio di amministrazione di Jp Morgan Italia sgr, è legata a doppio filo alla Helm dell' ex collega Rombelli e agli investimenti effettuati da quest'ultima nel Dynamic Decisions Growth Premium, un hedge fund (ora in liquidazione) domiciliato alle Cayman e gestito da Alberto Micalizzi, un ex assistente della Università Bocconi di Milano. La Helm, invece, era nata come boutique del risparmio dopo che Rombelli aveva deciso di lasciare Jp Morgan e di avventurarsi nella gestione in coppia con Maurizio Dallocchio, docente alla Bocconi, maestro di Micalizzi e noto in passato per le sue frequentazioni con la finanza bresciana che ruotava intorno a Emilio Gnutti. Con effetto domino, la crisi del fondo Dynamic Decision Growth Premium ha colpito prima la Helm e poi a cascata la Igm. Quest' ultima infatti aveva investito in Helm che a sua volta aveva risposto i suoi asset nel fondo. L' hedge fund delle Cayman aveva esordito nel 2005 con performance da capogiro, intorno al 35%, e le cose erano andate bene fino al 2008. Poi sono iniziati i guai, conclusisi a febbraio 2009 con la messa in liquidazione voluta dal Tribunale delle Cayman. Igm era incappata nella galassia dei fondi Madoff e aveva investito qualcosa come quattro milioni nel fondo Helm Growth Premium, colpevole di aver investito tutta la sua raccolta nel solo fondo di Micalizzi. Per Helm, la Consob ha decretato lo scioglimento per "violazioni di legge e irregolarità di eccezionale gravità che rivelano la totale assenza della diligenza professionale propria di un intermediario abilitato", mentre per Igm si attende ora la relazione del commissario. A ruota toccherà a Banca Mb, dove i due commissari Marco Zandi e Luigi Moncada, (il comitato di sorveglianza è composto da Giorgio Zamperetti, Rossella Locatelli e Pierluigi Bevilini) da tempo stanno cercando un partner per far uscire l' istituto dalle secche. Il provvedimento di Banca d' Italia era arrivato il 10 luglio dell' anno scorso, dopo ben tre ispezioni. La piccola boutique era nata solo nel 2006, quando le assemblee dei soci avevano approvato la fusione tra la Novagest di Fabio Arpe e la Banca Mb, nel cui consiglio di amministrazione di allora figuravano tra gli altri Giuseppe Garofano, Giovanni Burani e Zeno Soave. Da ultimo a guidare la Banca Mb era venuto da Unicredit, Mario Aramini, ma senza ottenere i risultati sperati di riequilibrare l' attivo col passivo: secondo Banca d' Italia, le carenze nei controlli interni, nel risk management, nel monitoraggio del credito e nell' organizzazione non hanno fatto altro che precipitare la situazione. Per non parlare poi dei legami della banca con i paradisi offshore e in particolare con San Marino, evidenziati da palazzo Koch. Classica Sim, infine, conoscerà il proprio futuro a settembre, a meno che il commissario Angelo Pappadà non decida di chiedere una proroga. La società aveva visto la luce nel 2006 con l' acquisizione da parte di Classica spa e l' avvio delle attività sotto la guida del direttore generale, Pietro Paolo Talamonti. Un tentativo di salvataggio per la sim che operava tra Milano e Padova era stato tentato da Giovanni Consorte, l' ex numero uno di Unipol, finito nei guai giudiziari nell' estate dei "furbetti del quartierino". Consorte aveva cercato di rilevare il 67% di Classica sim, ma aveva ricevuto lo stop da parte di Banca d' Italia proprio per i procedimenti penali tuttora aperti a suo carico. A nulla era servito il ricorso al Tar del Lazio. - WALTER GALBIATI


 

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