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La Repubblica - AFFARI & FINANZA

 

Banche d'affari straniere campagna d'Italia in ritirata

Repubblica — 28 giugno 2010 pagina 57 sezione: AFFARI FINANZA

LUIGI DELL' OLIO - Milano

La campagna d' Italia si è rivelata piena di difficoltà per molte delle banche straniere presenti nella Penisola con servizi di private banking. Giunti per lo più in occasione degli scudi fiscali che nell' ultimo decennio hanno conosciuto tre edizioni, gli istituti di credito internazionali si sono trovati a fare i conti con la crisi che negli ultimi due anni ha colpito pesantemente il mondo della finanza, tanto da spingere molti operatori a ridimensionare la presenza nel nostro paese e altri addirittura a richiudersi nei propri confini nazionali. Il quadro sulle banche straniere che emerge dalla Magstat, che uscirà il 12 luglio, tra le attive nel mercato del private banking italiano sono 34 strutture, quattro in meno rispetto a un anno fa e cinque in meno in un biennio. A dominare lo scenario sono gli istituti di credito svizzeri (dodici in totale), davanti a quelli statunitensi (cinque), francesi (quattro), britanniche e austriache (tre). La crescita degli operatori stranieri ha conosciuto un boom tra il 2002 e il 2003, quando sono sbarcati nella Penisola undici nuovi operatori. Un fatto non casuale se si considera che il periodo coincide con quello dei primi due scudi fiscali, grazie ai quali rientrarono in Italia 73 miliardi di euro. Chiaro l' obiettivo delle banche straniere, in primis quelle elvetiche: convincere i risparmiatori italiani a non cambiare banca, limitandosi a trasferire i depositi dalle filiali elvetiche a quelle italiane. Una strategia portata anche avanti anche attraverso una massiccia campagna di recruiting, che in quegli anni ha portato a una crescita sostenuta degli stipendi soprattutto tra i sales, figure intermedie tra ambito commerciale e formazione, preposte alle relazioni con le reti distributive. La crescita è proseguita fino al 2005, per poi rallentare progressivamente, fino all' inversione di tendenza degli ultimi due anni, indice delle difficoltà a proporsi come gestori dei capitali scudati nei confronti dei risparmiatori che proprio all' estero avevano investito in hedge fund, private equity e asset strutturati, diventati all' improvviso illiquidi. Un discorso che vale anche per i grandi player del mercato, pur con diversi accenti. Così, se Ubs ha ridimensionato la sua presenza italiana annunciando la chiusura di cinque sedi, c' è chi come Citigroup ha deciso lo scorso anno un disimpegno totale dal mercato italiano del private banking (con un centinaio di esuberi), dopo un primo ridimensionamento che nel 2007 l' aveva portata a cedere a Banca Euromobiliare, Citibank, rete formata da cinque sportelli e un centinaio di promotori finanziari. Stesso discorso per la svizzera Cornèr banca, che nella primavera dello scorso anno ha messo in liquidazione volontaria l' affiliata Cornèr sim di Milano. Quindi è stata messa in liquidazione anche Bcl advisory del Gruppo Banca Commerciale di Lugano della famiglia Rovelli. L' elenco prosegue con Fortis Bank, assorbita in Bnl Bnp Paribas e Atlas Capital, passata sotto il controllo di Horatius Sim. Mentre le ultime novità riguardano la Banca del Sempione, che nel settembre scorso ha rilevato il 52,1% del capitale di Lmf & Partners Sim. Le chiusure e i ridimensionamenti hanno provocato conseguenze pesanti sull' occupazione nel settore: alcuni professionisti si sono riciclati in altre società di credito, altri hanno accettato di lasciare volontariamente l' azienda dietro la promessa di continuare a lavorare con la casa madre come promotori finanziari retribuiti a provvigioni, ma sono numerosi anche quelli rimasti a spasso. - LUIGI DELL' OLIO

 

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