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La Repubblica - Affari & Finanza
AFFARI & FINANZA

Stock option e benefit, la professione paga

LUIGI DELL'OLIO

Roma
È una delle professioni più ambite per chi lavora nel mondo del credito: stipendi d’oro, benefit di ogni genere e la possibilità di arricchire ulteriormente il proprio portafoglio partecipando agli utili prodotti con il proprio lavoro.
Eppure diventare un buon private banking non è alla portata di tutti: i cacciatori di teste si contendono a colpi di rialzi e facilitazioni di ogni genere i superspecialisti della finanza. Complice una domanda di mercato in continua crescita, con i grandi portafogli che registrano un’impennata nella Penisola. Sviluppando così una richiesta di professionisti in grado di seguirli in tutte le operazioni finanziarie. Così si spiega come mai i private junior riescano spuntare un compenso mensile tra i tre e i cinque mila euro, che per molte altre professioni rappresenta un traguardo da raggiungere con posizioni senior. Con l’aggiunta di formazione e parte variabile. Somma che può anche raddoppiare dopo qualche anno di esperienza.
Retribuzioni da invidia anche per i junior. Un quadro sulle retribuzioni dei private banker arriva dall’indagine di settore condotta "Il private banking in Italia" condotta dallo Studio Magstat.
Una ricerca che ha preso in considerazione 161 player operanti in Italia (intermediari finanziari che offrono servizi di private banking riservati alla clientela con disponibilità finanziarie superiore ai 500 mila euro). Emerge così che un private banker junior solitamente guadagna nel nostro Paese un fisso lordo annuale compreso tra 35 a 55 mila euro. Una forchetta ampia che dipende dalla dimensioni dell’azienda (quelle più grandi sono solitamente più generose) e dal potere contrattuale del lavoratore. Ma le soddisfazioni economiche non finiscono qui: un aspetto tipico della professione è la presenza di quote importanti di retribuzione variabile. Si va dal 20 al 30% in più rispetto al fisso, ai quali bisogna aggiungere tutte le spese di formazione, interamente a carico dell’azienda. Cifre ovviamente indicative, visto che poi tutto è rimesso nelle mani e nell’abilità del professionista. Ma la qualifica "junior" non deve trarre in inganno: non si tratta di una professione per neolaureati. A lui tocca, infatti, gestire la clientela facoltosa della banca a 360 gradi e impegnarsi per sviluppare nuova clientela. Nel suo ufficio il private banker ha a disposizione tutto ciò che è indispensabile per lo svolgimento della sua attività: supporti tecnici, servizi di segreteria, materiali di lavoro e informazioni. Dalla banca gli viene "perdonata" solo la mancanza di un portafoglio clienti fidelizzato, del resto impossibile data la scarsa anzianità di lavoro. Nei casi, invece, in cui venga concordata una retribuzione interamente variabile, con portafoglio da 30 a 50 milioni di euro, la retribuzione può variare da 100 a 200 mila euro.
Oltre centomila euro e canone di locazione per i senior. Un valore confermato anche per i private senior, che però possono puntare a compensi ben più soddisfacenti se optano per una retribuzione mista. In questo caso, infatti, il fisso può partire da 45mila, ma un professionista ben conosciuto e con un portafoglio consolidato riesce a spuntare anche 300 mila euro all’anno. La sua abilità nel fidelizzare i clienti e portarne di nuovi viene ripagata con una parte variabile che assicura fino al 50% in più, al netto di benefit come auto, carburante, assicurazioni varie e copertura medica. Per assurgere a questa posizione, il professionista deve sommare alle abilità personali la capacità di portare con sé un portafoglio clienti consolidato superiore ai 50 milioni euro. I migliori hanno portafogli superiori ai 100 milioni e contratti ad personam.
Ancora meglio, se possibile, vanno le cose per i responsabili di unità di private banking. Professionisti con un robusto bagaglio di esperienza sulle spalle, chiamati a coordinare team (solitamente composti da 46 unità) di bankers al fine di raggiungere gli obiettivi fissati dalla banca. I compensi in questo caso vanno da 65 a 150mila euro, più una parte variabile fino al 70% e i vari benefit aziendali.
Al top della scala si collocano i capi area, che coordinano più unità di private banking in una o più regioni e curano tutti gli aspetti commerciali e organizzativi in stretta collaborazione con la direzione generale. In questo caso i guadagni oscillano dai 120 ai 350 mila euro, che possono raddoppiare in base ai risultati ottenuti. E qui i benefit possono abbracciare anche il costo della locazione della casa, viaggi e stock options.
La fedeltà è d’obbligo. La scarsa presenza di buoni professionisti nel settore, la delicatezza dei compiti svolti, la conoscenza di informazioni riservate: sono tutti motivi che spingono le banche a legare strettamente a sé i private banker. Sottoponendo loro clausole molto restrittive in cambio delle retribuzioni dorate che garantiscono. La ricerca di Magstat rileva che è prassi nel settore la firma di un patto di durata minima del rapporto: il private banker si impegna a non lasciare la banca per un determinato periodo che solitamente varia da 1 a 5 anni. Ma gli impegni solitamente si estendono anche al periodo successivo all’eventuale rottura del rapporto con la firma di un accordo di non concorrenza: il private banker si impegna a non operare su un certo territorio per un certo periodo di tempo (da 3 a 5 anni) dopo l’abbandono. In cambio riceve un’indennità che si aggiunge alla retribuzione lorda mensile.     RIPRODUZIONE RISERVATA
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