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La Repubblica - Affari & Finanza

L'Italia preda delle banche d'affari estere

Il private banking piace e continua ad attirare nuovi operatori. Secondo l' indagine dello Studio Magstat relativa al 2007 "Il Private Banking in Italia" che sarà in uscita i primi di luglio, il numero totale di operatori nel nostro paese è cresciuto dai 209 del 2006 ai 222 del 2007. Si osserva un incremento del numero di banche d' affari straniere, passate da 32 a 41, e, soprattutto, delle strutture di family office, diventate 77 contro le 64 dell' anno precedente, mentre si registra una flessione delle banche italiane indipendenti specializzate, da 21 a 18, e delle Sgr, Sim e più in generale delle boutique finanziarie, ridottesi da 32 a 28 unità. L' aspetto peculiare dell' industria italiana del private banking è che continuano a convivere piccoli e grandi competitor, l' operatore di nicchia e il big player internazionale. I grandi operatori, soprattutto internazionali, utilizzano modelli di business differenti, ma hanno la capacità di offrire servizi completi di wealth management, di gestione della ricchezza complessiva di un individuo, e di advisory finanziario. Le boutique sono, invece, concentrate perlopiù nella gestione di patrimoni e possono far leva su elementi come la specializzazione, l' indipendenza, il rapporto diretto con il cliente. Le diverse competenze definiscono inevitabilmente anche i differenti target di clientela potenziale: la porzione più alta della piramide della ricchezza, quella che racchiude i cosiddetti Ultra High Net Worth Individuals o più genericamente i clienti detentori di una ricchezza pari o superiori ai 10/15 milioni di euro, sembra appannaggio esclusivo dei grandi player internazionali. Per i clienti con patrimoni intorno ai 5 milioni di euro entrano in competizione anche le private bank indipendenti, mentre le strutture di dimensioni minori si trovano a competere nell' arena più affollata della clientela affluent/upper affluent. Diversi sono, dunque, i modelli di business adottati in Italia dai big player. Le strutture più articolate sono quelle delle banche svizzere. Ubs Italia è tra i leader del mercato italiano, con circa 18 miliardi di euro di masse amministrate; impiega ben 218 private banker, distribuiti in 14 filiali. Più staccati i concorrenti di Credit Suisse Italy in termini di masse amministrate (7,3 miliardi di euro), ma non nell' ampiezza della rete commerciale: nelle 11 filiali operano 37 private banker e 279 promotori finanziari e sono sufficienti 500mila euro per accedere ai suoi servizi. Anche gli operatori statunitensi vantano una elevatissima esperienza nell' offerta di servizi per i clienti Hnwi, non è un caso che J. P. Morgan possa vantare di essere consulente di oltre il 40% dei "paperoni" inclusi nella lista dei miliardari stilata da Forbes. In Italia operano tutti i grandi nomi Usa, Citi Pb, Morgan Stanley, J. P. Morgan, Lehman Brothers, Goldman Sachs e Merrill Lynch, ma l' attività delle case americane è generalmente concentrata in poche filiali, prive di una rete commerciale estesa e articolata. La branch milanese di Merrill Lynch, ad esempio, occupa una ventina tra private banker e promotori e conta su una massa stimata in 1,6 miliardi; la soglia di accesso è fissata in un milione di euro per la raccolta ordini e tre milioni per le gestioni. I tedeschi di Deutsche Bank hanno in Italia una struttura di private banking, articolata in 98 Unit con 170 private banker, cui si accede con patrimoni a partire da 250mila euro, e una divisione di Wealth management, il cui ticket d' ingresso parte da 2 milioni di euro. E le "boutique"? Il rapporto di Magstat ne conta 28 tra i soli operatori italiani. Sono strutturate perlopiù nella veste giuridica di società di intermediazione mobiliare o di società di gestione del risparmio. Nel primo caso possono offrire anche servizi di negoziazione in titoli, con annessa consulenza; nella seconda ipotesi, l' unica vocazione è quella di gestire il patrimonio mobiliare del cliente. In queste realtà tende ad abbassarsi la soglia di accesso ai servizi private e manca la possibilità di offrire servizi bancari. L' attività è, poi, concentrata nella sola sede o su un numero molto ridotto di filiali e il numero di promotori / private banker utilizzati è limitato. In qualche caso rappresentano la continuazione della figura dell' agente di cambio. Ersel Sim, ad esempio, è ancora guidata dalla famiglia Giubergia, oggi alla quarta generazione e nasce come Studio Giubergia nel 1936. Kairos Partners è una realtà decisamente più giovane e, in aggiunta alla gestione di fondi tradizionali e speculativi, offre gestioni patrimoniali di tipo total return. Tra gli ultimi arrivi sul nostro mercato c' è Morval Sim, con sedi a Milano e Torino, specializzata in gestioni e appartenente al gruppo svizzero Banque Morval, controllato dalla famiglia Zanon di Valgiurata. (m. man.)

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