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LA REPUBBLICA AFFARI & FINANZA 18 APRILE 2011

Mercato volatile, gli hedge scelgono la prudenza

Con l' esplosione della volatilità, gli hedge si scoprono prudenti La scelta di puntare sulla decorrelazione rispetto ai principali indici di mercato consente ai fondi alternativi di limitare le perdite durante le fasi negative. Ma il settore non è esente da fattori di debolezza La volatilità torna protagonista dei mercati, tra tensioni geopolitiche e incertezze sui debiti sovrani, e gli hedge fund si scoprono prudenti. La crisi finanziaria del 200709 sembra aver inciso sull' atteggiamento dei fondi alternativi, che oggi si mostrano generalmente meno speculativi che in passato, tornando al loro ruolo originario di migliorare l' equilibrio complessivo del portafoglio puntando in primo luogo su investimenti decorrelati rispetto ai principali indici di mercato. «Inevitabilmente la loro funzione sta cambiando», riflette Marco Mazzoni, presidente di Magstat Consulting, che monitora costantemente il mercato hedge. «Da una parte la crescente concorrenza dei nuovi prodotti come i fondi Ucits III, dall' altra la necessità di limitare i rischi per evitare gli eccessi del passato stanno evidentemente spingendo i gestori a muoversi con prudenza. Non dimentichiamo che i fondi hedge sono pensati per una clientela ricca, che in primo luogo punta alla conservazione della propria condizione ed è solitamente poco propensa ad assumersi rischi eccessivi». In ogni caso questo atteggiamento, secondo Mazzoni, non sarà sufficiente all' offerta italiana per tornare ai picchi del precrisi, proprio mentre invece l' industria hedge a livello internazionale si avvicina a nuovi record, dopo che nel 2010 il patrimonio in gestione ha superato i 1.900 miliardi di dollari (circa 200 miliardi di raccolta nel corso dell' anno) e l' 80% dei protagonisti del mercato ha registrato performance positive. Alessandra Manuli, amministratore delegato di Hedge Invest, insiste su un punto: «La capacità dei fondi alternativi di abbassare la volatilità del portafoglio rispetto ai mercati in generale non è una novità in assoluto». E cita un' analisi comparata tra i rendimenti dei fondi hedge e l' indice globale Msci World dal 1990 a oggi: nei 20 migliori mesi di questo indice azionario, la crescita media è stata del 7,10%, mentre nello stesso periodo i fondi hedge sono saliti mediamente del 2,60%, partecipando quindi al 37% del guadagno del mercato. Se, al contrario, si prendono in considerazioni i 20 mesi peggiori per i listini, il loro calo medio è stato del 9,10%, mentre i fondi hedge negli stessi intervalli temporali hanno ceduto il 2,70%, vale a dire il 29% del mercato. «A conti fatti, gli hedge fund hanno rivelato una spiccata capacità di protezione nei momenti di debolezza nei mercati, partecipando ai guadagni in misura maggiore rispetto alle perdite». Un ragionamento che vale sui grandi numeri, perché i fondi speculativi non sono stati risparmiati dalla grande crisi finanziaria degli anni scorsi e alcuni di loro hanno chiuso i battenti. «Rispetto ad altri strumenti del risparmio gestito, i fondi hedge hanno una mortalità molto elevata: uno su cinque chiude dopo un anno», sottolinea Nicola Borri, professore di Scelte di portafoglio e gestione del risparmio alla Luiss. «Quindi, quando prendiamo in considerazione le performance di questi prodotti occorre ricordare che altri fondi simili nel frattempo sono finiti gambe all' aria. Detto questo, credo sia sbagliato ipotizzare - come alcuni stanno facendo - misure restrittive per gli hedge. Si rischia di modificare la natura di prodotti che hanno senso di esistere, e anche di richiedere commissioni che sono più elevati della media, proprio perché puntano sulla decorrelazione rispetto ai principali indici utilizzati per valutare i mercati». Quanto alle strategie più utilizzate in questa fase, Manuli vede uno spiccato interesse verso la soluzione event driven: «E' il momento dei fondi focalizzati sulle società che stanno attraversando momenti particolari, come un cambio di management, di prodotto o strategia», sottolinea. Una posizione condivisa da Andrea Sanguinetto, responsabile fondi Credit Suisse asset management: «In questa fase notiamo un grande interesse per le strategie event driven, che consentono di prendere posizione sulle società impegnate in operazioni straordinarie, salvo uscire qualora vengano superati determinati livelli di rischi. Mentre sono meno utilizzate del passato le tecniche basate su modelli quantitativi». In sostanza, gli hedge fund non rinunciano a percorrere sentieri differenti rispetto alla direzione dei mercati, ma tenendo una spia sempre accesa per limitare i rischi. In una fase caratterizzata da bilanci in forte crescita tra le quotate, c' è uno spiccato interesse degli investitori verso le aziende che utilizzano parte dei profitti per l' m&a: «A fronte di quotazioni a sconto rispetto alla media storica - spiega Manuli - in questo periodo vengono premiate le aziende che crescono per linee esterne puntando su acquisizioni di concorrenti o di realtà che consentono loro di entrare in nuovi filoni di business». L' abbondante liquidità in circolo sui mercati, secondo Sanguinetto, pone le basi per la continuazione del bel tempo sui mercati: «Le tensioni internazionali potranno mantenere alta la volatilità ancora per qualche settimana - conclude - ma i fondamentali dell' economia restano buoni, aprendo le porte a un ulteriore recupero dei mercati nel medio termine». (l.d.o.)
 

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