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LA REPUBBLICA AFFARI & FINANZA 14 DICEMBRE 2009

La crisi ha messo le ali al family business via maestra per il passaggio del testimone

14 dicembre 2009 — pagina 51 sezione: AFFARI FINANZA

La lite tra Liliane Bettencourt, una delle donne più ricche d' Europa, erede del fondatore de L' Oréal di cui oggi è la principale azionista, e la figlia Francoise Bettencourt Meyer, ha riacceso i riflettori sul tema dei patrimoni delle imprese a capitale familiare e del passaggio del testimone da una generazione all' altra. Quello del gigante mondiale della cosmesi, come anche prima quello dell' eredità degli Agnelli sono casi emblematici che finiscono sui giornali perché riguardano marchi di grande lustro, che coinvolgono strutture societarie complesse, dove l' intreccio tra patrimonio personale e patrimonio aziendale si perde nei meandri di trust, scatole societarie, sedi estere. E' tuttavia la punta dell' iceberg di un problema ben più vasto che, soprattutto nel nostro paese, riguarda da vicino la stragrande maggioranza delle aziende, quasi tutte piccole e medie imprese che, seppure in forme più semplificate, si trovano a fare i conti con la sovrapposizione degli asset di famiglia con quelli imprenditoriali. «Il 53% degli imprenditori ha più di 60 anni e ogni anno almeno il 2% delle imprese si trova ad affrontare il problema di come pianificare la successione: qualcosa come almeno 70mila imprese ogni anno», racconta Andrea Gorlato, Responsabile Segmento Private Banking di Ubi Banca, istituto che figura ai primi tre posti, insieme a Intesa SanPaolo Private Banking e Unicredit PB, nel private banking italiano: insieme controllano il il 35,8% dello stock gestito. Un osservatorio privilegiato per fiutare in tempo i nuovi trend e predisporre una struttura dedicata al family business, due anni fa, quando il concetto di family office in Italia ancora era ai primi passi. Oggi si può parlare di un primi boom:«Abbiamo all' incirca il 25% di cleinti imprenditori e più della metà hanno manifestato intenzione di ricevere consulenza su questo tema», spiega Gorlato. La crisi, che ha messo sotto pressione le piccole e medie imprese tipiche del tessuto produttivo italiano, ha dato uno slancio al settore. «Abbiamo appena concluso una serie di incontri su questo tema della protezione e pianificazione del patrimonio aziendale in tutte le nostre sedi, dal Piemonte alla Puglia, e abbiamo registrato una forte domanda». Un fenomeno destinato ad aumentare: Il 92% delle imprese italiane sono imprese familiari, la percentuale più alta di tutta Europa e subito dopo gli Usa, dove non a caso il family office è molto diffuso. Questo significa che il successo o l' insuccesso del passaggio generazionale non resta una problematica privata, ma ha un forte impatto sull' economia del paese», racconta Patrizia Misciattelli delle Ripe, presidente Aifo, associazione family office, una associazione relativamente giovane che è venuta a costituirsi proprio per favorire la nascita di queste strutture dedicate alla consulenza a tutto campo. Nel giro di pochi anni sono salite a 86 i family office. Misciatelli delle Ripe è anche la fondatrice di Mamy' s, un family office con un nome che non poteva essere più esplicativo: «Siamo come le Mamy americane, multitasking, facciamo fronte non solo a esigenze patrimoniali ma anche a problematiche psicologiche, organizzative, finanziarie, legali e fiscali», racconta. Capitale aziendale, risparmi privati, titoli investiti, immobili, quadri, auto: l' approccio family si caratterizza proprio per una gestione integrata, capace di mettere ordine tra beni e soldi che troppo spesso si intrecciano, col rischio in caso di liti tra congiunti di mandare all' aria anche il business più solido. Il 30% del passaggio di testimone tra la prima e la seconda generazione fallisce, la percentuale si impenna quando dalla seconda si passa alla terza generazione. E non è certo un caso se nel corso del 2008, in pieno tsunami finanziario, mentre tutte le altre strutture di private banking hanno perso nella raccolta, solo i family office sono risultati in crescita, con un incremento del 19,7%, dicono le rilevazioni dello Studio Magstat di Bologna: il bisogno di liquidità, la stretta al credito hanno messo in moto la riorganizzazione del business. «Uno dei cardini dell' approccio integrato è mettere ordine tra il patrimonio della famiglia e quello aziendale, andando a pianificare per tempo il passaggio futuro, tenendo conto delle attitudini e aspettative degli eredi», racconta Franco Dentella, vice direttore generale vicario di Banca Aletti, costola per l' asset management del gruppo Banco Popolare, con 24,5 miliardi di asset gestiti, di cui 13,5 nel private banking, uno di big del pb, al quarto posto nelle classifiche Magstat, avamposto che ha fatto dell' istituto uno dei pionieri del family business in Italia, al quale ha dedicato una struttura ah hoc ben quattro anni fa. Spiega Dentella: «Uno dei casi da manuale è la presenza di membri della famiglia che hanno un ruolo attivo nell' impresa mentre altri vogliono restare semplici soci, senza cariche: in questi casi è necessario coordinare i ruoli in un patto di famiglia per dare continuità all' impresa assecondando le scelte di ciascun erede. Perché questa operazione riesca con successo, bisogna prepararla con grande anticipo. Si tratta infatti di definire tutta il riassetto globale della ricchezza e dei ruoli: in qualche caso la trasmissione avviene con la creazione di posizioni manageriali prima inesistenti. Ci sono altre situazioni, invece, in cui si studia l' ingresso di partner finanziari, un private equity, o addirittura la quotazione in Borsa». (p.jad.)




 

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