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LA REPUBBLICA AFFARI & FINANZA 11 febbraio 2013


Ubi, Ubs, Credit Suisse e Deutsche Bank ritorno al futuro e agli utili del Pb

CON DIVERSI MODELLI LA BANCA ITALIANA E GLI ISTITUTI STRANIERI STANNO RIUNIFICANDO IL CORPORATE E L’ASSET INVESTMENT CON LA DIVISIONE HNWI UNA RIVOLUZIONE IN NOME DEL RISPARMIO MA CHE FA CONQUISTARE NUOVI CLIENTI
 

Paola Jadeluca

 

Private & Corporate, tutti insieme in una unica unity. È quello che ha fatto al ridosso di Natale Ubi Banca, tra le principali banche italiane. Una rivoluzione, nel contesto di mercato attuale, che però ha tanto il sapore di un ritorno indietro, a prima del 2000, quando divisioni di private non esistevano. «L’innovazione di Ubi mi pare una buona idea», commenta Marco Mazzoni, direttore di Magstat, istituto che ogni anno realizza una survey sul settore. E spiega: «L’obiettivo è fare più sinergia tra i servizi forniti alle aziende e i servizi forniti all’imprenditore, l’unico modo che ha la banca italiana di contrastare la concorrenza, forte, delle banche straniere che hanno una maggiore vocazione al Pb». Al momento Ubi è l’unica ad aver fatto questo passo. Ma il settore è in pieno fermento, tutti hanno in corso piani di riorganizzazione, anche se con strategie differenti. C’è chi riporta la spa sussidiaria all’interno del gruppo come divisione, cosa che ha fatto Unicredit. Chi la fonde con l’asset management, come Deutsche  Bank e Credit Suisse. Il taglio dei costi e del personale è stata la molla che ha messo in moto un ripensamento totale dei modelli di business. Quella di Ubi è una strategia percorribile per le banche commerciali italiane. Insieme dominano il mercato, ma sul fronte del Pb soffrono la concorrenza dei gruppi stranieri. Le nostre banche non riescono a competere con le svizzere dal punto di vista dell’offerta di prodotto. Ubs, Credit Suisse, sono presenti in tutto il mondo e sono più bravi a intercettare esigenze dei grandi gruppi a vocazione internazionale. Sono dei giganti: Ubs quest’anno ha scalzato Credit Suisse dal primo posto della classifica mondiale dei Private banker di Euromoney. Jp Morgan ha scalato una posizione ed è terza, seguita da Hsbc e poi da Citi. La divisione private è sempre stata la più ricca e anche la più sana delle banche d’affari estere e ora, dopo lo tsunami finanziario globale spesso generato proprio dalle loro divisioni di investment, stanno tornando a spingere sul fronte più ricco e sano del business. Il loro sguardo spazia lontano, non hanno nel loro target le piccole e medie imprese, lo zoccolo duro del nostro territorio. Ed è invece un mercato su cui lavorare, ma con strategie differenti. Di questi tempi, inutile offrire la consulenza sulle opere d’arte. La maggior parte degli imprenditori ha bisogno di soldi. «Oggi gli imprenditori, classici clienti del private banking, sono più interessati ad avere affidamenti che ai risultati delle gestioni patrimoniali - racconta Mazzoni. In questa fase in cui le aziende non producono utili o addirittura rischiano la chiusura, l’imprenditore si pone il problema di utilizzare il proprio patrimonio per tirare avanti il business ». Un esempio viene dalle zone terremotate dell’Emilia Romagna. «Dall’Europa non sono arrivati i fondi, sono le banche locali che sono state vicine agli imprenditori: Banca Popolare di Emilia Romagna, Banca del credito cooperativo di Vignola e delle montagne pistoiesi, il Banco di S. Geminiano e di S.Prospero», racconta Mazzoni, che da Bologna, il suo quartier generale, ha seguito la vicenda. La presenza radicata sul territorio delle banche commerciali italiane diventa il punto di forza rispetto alle concorrenti straniere. Tanto più ora che, al contrario, le banche straniere stanno chiudendo alcune sedi più decentrate, che siano Parma o Bari, per concentrare le loro forze su Milano e Roma. L’operazione Ubi, per esempio, ha coinvolto circa 1.100 persone, con oltre 600 banker specializzati, 50 centri sparsi sul territorio. L'unione delle due unità porta in dote masse per circa 700 milioni, che insieme diventano una massa critica rilevante. Tra i principali obiettivi dichiarati dal gruppo c'è proprio quello di catturare quel 15/20% di clienti corporate i cui titolari non sono ancora seguiti dal segmento private. Il direttore della nuova divisione è Luca Monti già direttore della divisione corporate, un segnale chiaro dell’indirizzo che prenderà la nuova divisione. « Buttare giù ogni barriera, unire mondi nell’ultimo decennio forzatamente separati. «Non esiste un modello unico, la vera sfida è creare professionalità capaci di far dialogare i due mondi», commenta Paola Musile Tanzi, professore di intermediazione finanziaria e assicurazioni alla Sda Bocconi. Spiega Musile Tanzi: «Abbiamo realizzato molti progetti in Sda per integrare competenze e creare fiducia reciproca. Il modello di riferimento è il “family office”, attraverso il quale facciamo capire ai professionisti l’importanza della figura dell’imprenditore nell’azienda. Paradossalmente chi ha un rapporto più stretto con l’imprenditore è il Private banker, mentre molto spesso il corporate banking ha contatti diversi con il management: nel caso del passaggio generazionale l’integrazione tra le due aree è molto importante. Un altro filone che portiamo in aula è il private equity che nasce nel mondo corporate ma si sta sviluppando e ha enormi potenzialità nel mondo Pb». Sviluppo aziendale, team building per i budget incrociati: diverse sono le strategie, ma l’obiettivo è sempre uno, la cross fertilization, da anni in cima alle teorie dei guru del management aziendale. La strada intrapresa dai big del mercato, invece, va in un’altra direzione. Sulla scia della riorganizzazione necessaria dopo uno scandalo e ingenti perdite, Ubs ha deciso di ritornare alle sue radici di Pb riorganizzando il banking investment in funzione di questo, diviso in due, con minore esposizione sui prodotti finanziari e una maggiore focalizzazione sui servizi ai clienti corporate. L’operazione ha spinto le quotazioni del gruppo in alto e Sergio Ermotti, il Ceo, conta di spuntare un ritorno sulle azioni, prima delle tasse, del 15 % secondo quanto riferito dal Financial Times. Una platea di piccoli e medi imprenditori interessante per le banche commerciali italiane, ma Inutile offrire art advisory quando hanno bisogno di soldi.

(11 febbraio 2013)
 

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