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LA REPUBBLICA AFFARI & FINANZA 10 dicembre 2012
 

Rischi diversificati e vantaggi fiscali l’opera d’arte scala posizioni

 

L’opera d’arte è da considerarsi a tutti gli effetti un’asset class alternativa. La diversificazione del rischio e il vantaggio fiscale sono i principali motivi che spingono sempre più clienti ad utilizzare questa forma di investimento. In Italia non esiste, infatti, tassa sulle plusvalenze derivanti dalla compravendita delle opere d'arte e non devono essere denunciate nella dichiarazione dei redditi. Ma, come segnala l’ultimo studio di Magstat, l’ultima manovra del governo Monti oltre a prevedere l’aumento dell’aliquota Iva dal 21 al 23%, stabilisce l’incremento anche dell’Iva agevolata dal 10 al 12% per le importazioni di opere d’arte a partire dall’ottobre 2012, con un successivo ulteriore aumento dello 0,5% dal 2014. Nonostante lo scudo fiscale riguardasse anche le opere d’arte detenute dagli italiani all’estero, in pochi hanno deciso di rimpatriare le opere d’arte, a causa della normativa vigente in Italia. La legge 1089 del 1939 prevede, infatti, l’istituto della notifica ovvero la denuncia di possesso dell’opera d’arte (scultura, quadro od altro bene d’interesse artistico). In seguito a questa denuncia la Sovrintendenza ai Beni Artistici può decidere, a sua totale discrezione, se l’opera è d’interesse artistico, nel qual caso ne stima il valore e il luogo di conservazione, cosicché il proprietario non può più venderlo all’estero mentre può farlo in Italia dove però lo Stato Italiano ha il diritto di prelazione. (p.d.m.)

 

(10 dicembre 2012)


 

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